L’impegno per gli altri, subito e concreto. Cinque giovani guardano avanti: “A noi è stata affidata la responsabilità del cambiamento”

Impegno ed entusiasmo, consapevolezza della necessità di cambiare e delle difficoltà che occorre affrontare per arrivare in fondo ad un percorso che è appena iniziato. E poi una grande responsabilità che nasce dall’avere partecipato ad un evento pressoché unico. Dopo la tre giorni mondiale di The economy of Francesco, i giovani si interrogano, riesaminano quanto fatto e quanto ascoltato e, soprattutto, guardano ai prossimi mesi in vista dell’appuntamento 2021 sempre ad Assisi.
Una istantanea scattata sul territorio dei “risultati” di The economy of Francesco arriva da Torino dove un gruppo di giovani, dopo aver seguito tutto l’evento, ha riportato a casa attraverso “Testimoni si diventa”, un webinar organizzato da “L’Atelier dell’impresa ibrida” co-diretto da Torino Nord Ovest e dai Padri Giuseppini del Murialdo, impressioni, suggestioni, idee e progetti nati dal percorso fatto fin qui.

Proprio la constatazione che il cammino non si è concluso, ma che, anzi, si è solo all’inizio o quasi, arriva da Daniele Lonardo (che di mestiere fa l’europrogettista, oltre che essere impegnato in vari ambiti tra i quali il Gruppo giovani Ucid Torino), che spiega: “Urge la necessità che i giovani continuino a fare rete per sviluppare non solo tutte le progettualità che sono state prospettate, ma anche per avviarne altre”. Due, in particolare, i progetti che Lonardo ha in mente. Il primo riguarda lo sviluppo dell’idea della Terra come “casa comune”; il secondo ha come obiettivo la crescita della triade “donna, madre e terra”. Più in generale, “l’obiettivo – dice ancora -, da adesso al prossimo anno è quello di calare l’esperienza di economy of Francesco nei territori, anche cercando di realizzare incontri in presenza e in ogni caso cercando di avviare piccoli gruppi di lavoro che prendano come riferimento il proprio ‘Villaggio di appartenenza’ nel quale si è lavorato nell’ambito di Economy of Francesco”. Daniele Lonardo ha chiaro in mente un obiettivo concreto: “Non vogliamo solo creare una rete di amici, ma anche di persone che lavorano insieme per qualcosa di più alto”.Vedere ed ascoltare un gruppo di adolescenti che raccontano come vogliono cambiare il mondo, è invece il ricordo forte di Gregorio Pellegrino (digital publishing consultant), che spiega: “E’ stato un crescendo di emozioni e di messaggi che è culminato nell’intervento finale di papa Francesco che ha ribadito l’importanza di trasferire tutto nell’economia che ognuno di noi vive ogni giorno”. Ma quindi adesso cosa fare? Per Pellegrino “siamo in un momento molto particolare – dice -, la pandemia ha mostrato quanto sia fragile l’attuale sistema economico. Dall’altra parte c’è il Recovery fund che porterà risorse fresche. Si può partire da lì per cercare di capire come è possibile premiare le ‘buone azioni’ che le imprese già fanno, con tutto ciò che una cosa del genere comporta: un bilancio etico e di sostenibilità, per esempio”.

“Non possiamo aspettare che gli altri aggiustino i problemi per noi”, dice invece Cristina Santhià (ricercatrice nell’ambito dell’economia circolare presso l’Università di Torino), che aggiunge subito: “Partiranno in queste settimane diversi progetti di ricerca che avranno il compito di approfondire quali possano essere i modelli di business più vicini allo spirito di Economy of Francesco come quelli relativi all’economia di comunione e alle imprese sociali”. Ma proprio Cristina sottolinea come nella tre giorni virtuale di Assisi, alcuni messaggi forti non siano arrivati dagli incontri e dai convegni ma dai momenti di spiritualità nati a partire dai luoghi di vita di San Francesco e Santa Chiara.Gabriele Sarnari (fan affiliation & service specialist) parte invece dalle conclusioni dell’evento e dice: “Quanto detto dal Papa alla fine è la sintesi di tutto, è il punto di partenza che ci esorta a passare dalle parole ai fatti.

Papa Francesco è stato chiarissimo: o prendete le cose in mano oppure la storia vi calpesterà”.

Ma sempre Sarnari poi precisa che a colpire nel corso dell’evento è stato anche vedere “quanti giovani ci siano dalle esperienze più disparate e di aree geografiche diverse, che però hanno messo a fuoco in modo molto chiaro cosa c’è da fare”. E poi ancora: “Mi ha sorpreso di come si sia parlato a livello teorico di una economia più sostenibile e inclusiva, ma anche di tantissime cose già in corso d’opera a livello locale: iniziative messe in piedi per influenzare l’economia da subito come consumatori e lavoratori”. E sempre Gabriele Sarnari, riprendendo un po’ il pensiero dei suoi “colleghi di cammino” sottolinea poi il significato del fare impresa in un modo diverso. “E’ inutile – dice -, creare una azienda che fa lo stesso prodotto di un’altra ma lo fa non sfruttando il pianeta e gli uomini, se poi i consumatori non sanno oppure non sono disposti a premiare questo sforzo”. Concretezza e operatività, dunque, come caratteristiche necessarie per arrivare davvero ad un’economia nuova. “Occorre passare ai fatti”, viene sottolineato. “A noi è stata affidata la responsabilità del cambiamento. Credo che l’idea di provare a partire dai territori sia la mossa giusta. Da qui il senso dei ‘Cammini di prossimità’ come veri percorsi di crescita e cambiamento”.

Locale e globale, quindi, si intrecciano. Così dice Miriam Salussolia (imprenditrice agricola ed amministratore in un piccolo comune del Torinese), che spiega: “Ho trovato importante ed istruttivo ragionare sui temi dell’economia facendo rete non solo a livello locale ma anche a livello internazionale: ho scoperto che alcuni temi che io vivo qui sono affrontati allo stesso modo in Brasile oppure in Nigeria. Questa cosa continuerà certamente. Determinante per me è poi la forza dell’importanza di mettere ‘Madre Terra’ al centro di tutto: la tutela del nostro pianeta deve tornare al centro dell’economia stessa. Per me è fondamentale”.
E il destino dell’impresa? Il fare profitto? I giovani non hanno dubbi. Fare utili non è allearsi con il demonio, non deve però essere il fine ultimo dell’impresa, ma un mezzo condiviso con tutti i collaboratori per arrivare ad un solo scopo: fare del bene alla propria comunità.

Fonte: https://www.agensir.it/italia/2020/11/25/limpegno-per-gli-altri-subito-e-concreto-cinque-giovani-guardano-avanti-a-noi-e-stata-affidata-la-responsabilita-del-cambiamento/