Viaggio Apostolico in Angola: Incontro con i Vescovi, i Sacerdoti, i Consacrati, le Consacrate e gli Operatori Pastorali nella Parrocchia di Nostra Signora di Fatima (Luanda, 20 aprile 2026)
Cari fratelli nell’episcopato,
sacerdoti, consacrati, consacrate,
catechisti,
fratelli e sorelle!
Saluto anche i Padri Cappuccini che oggi ci accolgono nella loro Casa: tante grazie!
È una grande gioia per me incontrarvi. Grazie della vostra accoglienza! E prima di tutto esprimo la mia gratitudine a tutti coloro che hanno servito e servono il Vangelo in Angola: grazie per l’opera di evangelizzazione compiuta in questo Paese, per la speranza di Cristo seminata nel cuore del popolo, per la carità verso i più poveri. Grazie perché continuate con perseveranza a contribuire al progresso di questa Nazione sulle solide fondamenta della riconciliazione e della pace. Un saluto speciale ai miei fratelli Vescovi, che presiedono all’annuncio della fede e al servizio della carità. Grazie, Mons. José Manuel, Arcivescovo di Saurimo, per le parole che mi ha rivolto a nome della Conferenza Episcopale.
E se spetta a me, a nome della Chiesa universale, riconoscere in questo momento la vitalità cristiana che pulsa nelle vostre comunità, spetta al Signore darvi la ricompensa. Egli non viene meno alle sue promesse! Anche a voi, un giorno, ha rivolto queste parole che, con fede, avete accolto e fatto fruttificare: «Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto […], insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà» (Mc 10,29-30).
Carissimi, il Signore conosce la generosità con cui avete abbracciato la vostra vocazione e non è indifferente a tutto ciò che, per amore suo, fate per nutrire il vostro popolo con la verità del Vangelo. Vale quindi la pena aprire interamente il cuore a Cristo! Potrebbe forse sorgere la tentazione di pensare che Egli venga a togliervi qualcosa, la tentazione di esitare a lasciargli prendere le redini della vostra vita. In quelle occasioni, ricordate che «Egli non toglie nulla, Egli dona tutto. Chi si dona per Lui, riceve il centuplo. Aprite, spalancate le porte a Cristo e troverete la vita vera» (Benedetto XVI, Omelia all’inizio del ministero petrino, 24 aprile 2005). Queste parole desidero rivolgerle, in modo particolare, ai tanti giovani dei vostri seminari e delle vostre case di formazione. Non abbiate paura di dire “sì” a Cristo, di modellare completamente la vostra vita sulla sua! Non abbiate paura del domani: voi appartenete totalmente al Signore. Vale la pena seguirlo nell’obbedienza, nella povertà, nella castità. Egli non toglie nulla! L’unica cosa che toglie a noi e prende su di sé è il peccato. Sì, da Lui ricevete tutto: questa terra e la famiglia in cui siete nati; il Battesimo, che vi ha inseriti nella grande famiglia della Chiesa; e la vostra vocazione. «A lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (Ap 1,6).
Cari fratelli e sorelle, il Signore vi dona la gioia di essere suoi discepoli-missionari, la forza per vincere le insidie del maligno, la speranza della vita eterna. Tutto questo è vostro, tutto questo è dono. Dono che nobilita e rende grandi, che impegna e responsabilizza. E il dono più grande è lo Spirito Santo che, riversato nei vostri cuori nel Battesimo, in vista della missione vi ha conformati in modo speciale a Cristo, il quale vi ha inviati affinché, a partire dal Vangelo, edifichiate una società angolana libera, riconciliata, bella e grande. In questa missione, quanto è importante il ministero dei catechisti! Proprio in Africa è un’espressione fondamentale della vita della Chiesa, che può essere di ispirazione per le comunità cattoliche in ogni parte del mondo.
«Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo» (1Cor 3,23), insegna San Paolo. A cinquant’anni dall’indipendenza del vostro Paese, queste parole dell’Apostolo ci dicono che il presente e il futuro dell’Angola vi appartengono, ma voi appartenete a Cristo. Tutti gli angolani, senza eccezioni, hanno il diritto di costruire questo Paese, beneficiandone in modo equo; tuttavia, i discepoli del Signore hanno il dovere di farlo secondo la legge della carità. Alla base del vostro agire c’è l’essere discepoli di Gesù. Spetta a tutti voi essere la sua immagine e, in questo compito, nessuno può sostituirvi. Qui risiede la vostra unicità! Voi siete sale e luce di questa terra perché siete membra del Corpo di Cristo e, per questo, i vostri gesti, le vostre parole e le vostre azioni, rispecchiando la sua carità, costruiscono le comunità dall’interno ed edificano per l’eternità.
Ciò che si chiede ai discepoli di Cristo è di rimanere strettamente uniti a Lui (cfr Gv 15,1-8). Il resto verrà da sé. So che siete nel mezzo di un triennio pastorale dal motto «Discepoli fedeli, discepoli gioiosi (cfr At 11,23-26)», dedicato alla preghiera e alla riflessione sul ministero ordinato e sulla vita consacrata. Quali vie il Signore apre alla Chiesa in Angola? Saranno certamente molte! Cercate di seguirle tutte! Ma la prima via è quella della fedeltà a Cristo. A tale scopo, continuate a valorizzare la formazione permanente, vigilate sulla coerenza della vita e, soprattutto in questi tempi, perseverate nell’annuncio della Buona Novella della pace.
Alla scuola di Cristo, che è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6), c’è sempre molto da imparare. Ricordate il dialogo di Gesù con Filippo, quando questi gli chiese: «Signore, mostraci il Padre, e ci basta!». È sorprendente la risposta del Maestro: «Da tanto tempo sono con voi, e non mi hai conosciuto, Filippo? Chi vede me, vede il Padre» (Gv 14,8-9). Questo ci ricorda la dimensione contemplativa della formazione permanente. Conoscere Cristo passa, senza dubbio, attraverso una buona formazione iniziale, con l’accompagnamento personale dei formatori; passa attraverso l’adesione ai programmi delle vostre diocesi, congregazioni e istituti; passa attraverso uno studio personale serio, per illuminare i fedeli che vi sono affidati salvandoli soprattutto dalla pericolosa illusione della superstizione. Tuttavia, la formazione è molto più ampia: riguarda l’unità della vita interiore, la cura di noi stessi e del dono di Dio che abbiamo ricevuto (cfr 2Tm 1,6), ricorrendo alla letteratura, alla musica, allo sport, alle arti in generale, e soprattutto alla preghiera di adorazione e contemplazione. Specialmente nei momenti di sconforto e di prova, «che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita!» (Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 264). Senza questa dimensione contemplativa, cessiamo di essere coerenti con il Vangelo e di rispecchiare la potenza della Risurrezione.
«L’uomo contemporaneo – diceva San Paolo VI – ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, oppure, se ascolta i maestri, lo fa perché sono testimoni» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 41; cfr Udienza generale, 2 ottobre 1974). La fedeltà di Cristo, che ci ha amato sino alla fine, è il vero impulso della nostra fedeltà. Una fedeltà che è facilitata dall’unità dei presbiteri con il proprio vescovo e con i confratelli del presbiterio, dei consacrati e delle consacrate con il proprio superiore e tra di loro. Cari fratelli e sorelle, alimentate la fraternità tra di voi con franchezza e trasparenza, non cedete alla prepotenza e all’autoreferenzialità, non staccatevi dal popolo, specialmente dai poveri, rifuggite la ricerca dei privilegi. Per la vostra fedeltà e, quindi, per la vostra missione, la famiglia sacerdotale o religiosa è indispensabile, ma lo è anche la famiglia in cui siamo nati e cresciuti. La Chiesa ha grande stima dell’istituzione familiare, insegnando che il focolare è il luogo di santificazione di tutti i suoi membri. Per molti di voi, certamente, la culla della vocazione è stata proprio la famiglia, che ha apprezzato e accudito il germogliare della speciale chiamata ricevuta. Ai vostri familiari, quindi, va la mia viva riconoscenza per aver curato, sostenuto e protetto la vostra vocazione. Allo stesso tempo, li esorto ad aiutarvi sempre a rimanere fedeli al Vangelo, a non cercare vantaggi dal vostro servizio ecclesiale. Vi sostengano con la loro preghiera e vi infondano entusiasmo con i buoni consigli di un padre e di una madre, affinché siate santi e non dimentichiate mai che, a immagine di Gesù, siete servi di tutti.
Infine, la vostra fedeltà in Angola, come dev’essere in tutto il mondo, è oggi particolarmente legata all’annuncio della pace. In passato avete dimostrato coraggio nel denunciare il flagello della guerra, nel sostenere le popolazioni tormentate rimanendo al loro fianco, nel costruire e ricostruire, nell’indicare vie e soluzioni per porre fine al conflitto armato. Il vostro contributo è comunemente riconosciuto e apprezzato. Ma questo impegno non è finito! Promuovete dunque una memoria riconciliata, educando tutti alla concordia e valorizzando, in mezzo a voi, la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato tormenti dolorosi, hanno perdonato tutto. Gioite con loro, fate festa per la pace!
Inoltre, non dimenticate che, secondo le parole di San Paolo VI, «lo sviluppo è il nuovo nome della pace» (Lett. enc. Popolorum progressio, 87). È quindi decisivo che, interpretando la realtà con saggezza, non smettiate di denunciare le ingiustizie, offrendo proposte secondo la carità cristiana. Continuate ad essere una Chiesa generosa, che coopera allo sviluppo integrale del vostro Paese. Per questo è stato ed è determinante tutto ciò che realizzate nei campi dell’istruzione e della sanità. In questo senso, quando sopraggiungeranno le difficoltà, ricordatevi dell’eroica testimonianza di fede degli angolani e delle angolane, missionari e missionarie nati qui o venuti dall’estero, che hanno avuto il coraggio di dare la vita per questo popolo e per il Vangelo, preferendo la morte al tradimento della giustizia, della verità, della misericordia, della carità e della pace di Cristo. Anche voi, carissimi, a partire da ogni Eucaristia, siete corpo offerto e sangue versato per la vita e la salvezza dei vostri fratelli. Al vostro fianco c’è sempre la Vergine Maria, Mama Muxima. Dio benedica e faccia fruttificare la vostra dedizione e la vostra missione!
