Viaggio Apostolico in Francia: Celebrazione dei Vespri con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Consacrati, le Consacrate e i Seminaristi (Cattedrale di Notre-Dame de Paris, 25 settembre 2026)
Cari fratelli e sorelle,
la preghiera della sera ci ha raccolti nel luogo che da secoli, più di ogni altro, invita Parigi a levare lo sguardo al cielo. Sono passati sette anni da quando il mondo intero, col fiato sospeso, ha osservato la cattedrale avvolta da un incendio spaventoso. Anche allora abbiamo sollevato lo sguardo, sconcertati, riconoscendo l’umana insufficienza di fronte all’imponderabile. Quel dolore non fu dei soli cattolici, né dei soli credenti. Ci accorgemmo, in quell’ora drammatica, che Notre-Dame è più di un monumento. La corale partecipazione alla ricostruzione e ora lo splendore del risultato rivelano che qui batte il cuore di un popolo, che ci troviamo al centro vitale di una civiltà, che si abbracciano passato e futuro, che si incontrano cielo e terra.
Ho desiderato incontrarvi in questo luogo-simbolo della Chiesa in Francia. È stata per me una gioia varcarne la soglia, poco fa, come avviene ogni giorno a migliaia di fratelli e sorelle che giungono qui da tutto il mondo. Il semplice fatto di entrare, ci pone di fronte a una bellezza che parla al nostro cuore inquieto e lo chiama alla pace. Nel restituire questo spazio all’intera umanità, è stato giustamente inteso quanto ogni visitatore possa lasciarsi rigenerare da ciò che vede, ascolta e prova. Le Istituzioni – pubbliche, ecclesiali e private – coinvolte nel restauro di Notre-Dame, col loro specifico contributo, hanno così concorso a riattivare i percorsi culturali, esistenziali e spirituali che la Cattedrale dischiude. In questo contesto, la Chiesa ha interpretato il proprio compito in termini non solo di conservazione, ma anche di creatività, facendo vivere la tradizione con l’audacia di chi ha fede ed è rivolto alla Speranza. Di questo desidero ringraziare l’Arcivescovo, i suoi collaboratori e la comunità diocesana di Parigi, che hanno anche immaginato un percorso pastorale di primo annuncio e di iniziazione cristiana alla portata di tutti. Ne è segno il fonte battesimale, che si incontra all’ingresso come benedizione ed invito.
La ricostruzione della Cattedrale è stata l’occasione di un incontro che ha dilatato gli spazi dell’accoglienza e della partecipazione al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale. Cari vescovi, presbiteri, diaconi, persone consacrate, seminaristi di Francia: lasciatevi ispirare da quanto è avvenuto qui! Anteponete a tutto l’Evangelii gaudium, ossia quella conversione missionaria che Papa Francesco ci ha testimoniato sin dalla sua prima Esortazione Apostolica.
Dalla Lettera ai Galati abbiamo ascoltato la ragione per cui non dobbiamo temere: «Dio mandò il suo Figlio» (Gal 4,4). Lo mandò fra noi, in questo nostro mondo! Nel testo paolino il verbo descrive un avvenimento reale, storico, non circostanze ideali. I cristiani non rifuggono la complessità, perché Dio stesso li ha chiamati a seguire suo Figlio in un mondo già abitato, già in movimento, già segnato dalle miserie e dalla bontà degli esseri umani. Il cammino della Croce rivela, certo, le oscurità che attraversano il mondo, ma più radicalmente l’amore di Dio vittorioso della morte.
La pianta a croce della cattedrale, dove pietra e luce si fondono, evoca l’incontro tra la terra e il cielo. Essa raccoglie e ordina gli eventi della storia, intessuta di gioie e sofferenze umane. Le tiene insieme in una dinamica simbolica, che delle diverse espressioni fa una lingua viva, componendole in unità.
Cari amici, dall’Incarnazione – «Dio mandò il suo Figlio» – discende l’identità della Chiesa, chiamata ad essere sempre “in uscita”. Come discepoli di Cristo, voi sapete bene che la comunità cristiana non si costituisce come enclave in cui ritrarsi per difendersi dal proprio tempo. Si offre, al contrario, come le antiche cattedrali, quale spazio di accoglienza, di rispetto, di rivelazione e di senso per tutti. Qui sta la forza di una Chiesa viva: accogliere la periferia che si trova già nel suo cuore, il lontano che in realtà è già vicino, l’estraneo nel quale Cristo già sta bussando alla porta.
Se Notre-Dame è il segno di tale incontro nel centro di Parigi, a maggior ragione le altre città e regioni di Francia, anche le più periferiche e rurali, saranno trasfigurate da una presenza missionaria semplice e benevola, che aiuti anche la composizione delle differenze culturali e la guarigione delle ferite presenti nelle nostre società. Dalle coste del nord fino al Mediterraneo, dalle aree interne ai dipartimenti d’oltremare, siate una Chiesa viva, multiforme e vicina. La povertà di mezzi non impedisce la missione, poiché è la grazia di Dio a facilitare la libertà interiore e la sobrietà della vita, così da riflettere uno stile evangelico. In tutto ciò, valorizzate con fiducia la presenza missionaria dei fedeli laici, che sono l’avamposto vivente della Chiesa nei crocevia del mondo quotidiano.
D’altro canto, fratelli e sorelle, non dobbiamo dimenticare che la finalità per cui questo Tempio, come ogni altra chiesa, è stato innalzato è la preghiera e la lode di Dio. Esso è il luogo dove la Comunità cristiana celebra la forma più alta di preghiera e di lode, rinnovando nell’Eucaristia il Sacrificio redentore di Cristo. La Cattedrale non è un involucro di pietra da ammirare: vive nel mistero sacro che vi si celebra. Svuotata dell’azione liturgica, perderebbe la sua anima. Qui, in Notre-Dame, questa verità è posta in evidenza dalla collocazione dell’altare al centro dello spazio: la comunità che loda il Signore sta, così, al cuore dell’edificio, e i visitatori, anche durante le celebrazioni, le camminano intorno e osservano. La Chiesa vi appare per ciò che è: un organismo vivo, una comunità credente che raccoglie nella lode quanto la cultura e la Tradizione le consegnano, un corpo che, proprio celebrando, narra a chiunque la ragione per cui esiste.
Oggi più che mai facciamo i conti con un tempo che appare senza pienezza, senza profondità, senza promesse. La nobile semplicità del canto, della parola, del gesto liturgico possono rappresentare per molti uno squarcio, un’oasi di pace in una società iperconnessa e rumorosa, dove si può sperimentare la presenza dell’Autore del più grande amore: «Quando venne la pienezza del tempo. Dio mandò il suo Figlio» (Gal 4,4). La celebrazione dell’anno liturgico, della domenica e delle feste ci rendono anche contemporanei di Cristo, attenti ai diversi momenti della sua vita tutta donata al Padre per il mondo. Così, diventiamo anche più sensibili e aperti ai segni dei tempi. L’ascolto comunitario delle Scritture e la preghiera ci abilitano, in effetti, a vedere le vicende storiche sotto la luce di Dio, rendendoci più consapevoli delle nostre responsabilità, a smascherare i rapporti di potere ingiusti e a custodire i germogli di giustizia e di pace. E’ la speranza, allora, a muoverci e non la rassegnazione. Ed è da lì che sorgono legami di maggiore fraternità, reti di solidarietà, frutto della comunione all’unico Sacrificio di Cristo.
A voi che celebrate quotidianamente l’Eucaristia, chiedo di avere cura che le celebrazioni liturgiche siano sempre vissute con dignità e decoro, anche laddove si radunano comunità più piccole. Siate eredi consapevoli dei Padri e dei Santi della Chiesa che lungo tutti i secoli ci hanno trasmesso il significato profondo e la bellezza della liturgia, testimoniando sempre una grande umiltà davanti al Mistero celebrato. Il Concilio Vaticano II, la cui ricchezza deve molto alla Francia, ha raccolto e approfondito in maniera eminente tale eredità, riconoscendone la centralità nella vita ecclesiale (cfr Sacrosanctum Concilium, 10). Vi esorto, pertanto, tutti, vescovi, presbiteri, diaconi, persone consacrate, a coltivare un autentico amore per la liturgia e ad essere testimoni e servitori della vocazione profetica, sacerdotale e regale dell’intero popolo di Dio.
La liturgia rimane in questo uno specchio della vita. La gioia eucaristica si afferma e si diffonde dove l’armonia è ritrovata, dove la dignità rinasce, dove l’autorità si fa servizio, dove la libertà si rimette in cammino. È il dono più grande che possiamo condividere. Mettete dunque al di sopra delle vostre personali sensibilità la comunione col successore di Pietro e con la Chiesa, per coltivare l’unità del popolo di Dio. Insieme, saremo la profezia che un mondo riconciliato è possibile.
Cari vescovi, presbiteri, seminaristi e consacrati, che siete stati chiamati a seguire Cristo; vi ringrazio per la vostra risposta e fedeltà al Signore. Non trascurate mai quell’amicizia voluta dal Signore che va coltivata nella preghiera personale, fondamento essenziale di ogni vocazione. Come diceva Madeleine Delbrêl : «Senza la preghiera, non ameremmo il Dio dell’amore. Potremmo essere suoi servi, suoi combattenti, o addirittura suoi discepoli; ma non saremmo né i figli amorevoli del nostro Padre, né gli amici […] di Gesù Cristo» (Notre vie, tome XV des Œuvres complètes, Nouvelle cité, 2017, p. 41). Custodite perciò la vostra vita interiore con il Signore alla scuola dei tanti santi che vi hanno preceduti, attingendo sempre alla fonte dell’amore infinito di Dio nell’orazione silenziosa. La vostra missione parte innanzitutto da questo rapporto intimo con il Signore, che vi aspetta lì.
Nel cuore della città, la Cattedrale aperta è il segno di una comunità che dà lode al Signore e che vive l’ospitalità non come gesto occasionale, ma come la forma stessa della propria esistenza, in modo che tutti possano sentirsi a casa, senza più essere oppressi né emarginati in un mondo che cambia. «Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, […] perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4, 4-5). E «se figlio, sei anche erede» (Gal 4,7). Eredi per grazia, fratelli e sorelle qui convocati, tocca ora a ciascuno di voi, a questa assemblea orante e viva, farsi carne e voce di questa promessa. Voi, pastori e consacrati di Francia, siete chiamati a essere i primi custodi di questa casa aperta, pietre vive di una Chiesa che spera e non teme il futuro. Questa cattedrale è rinata perché voi possiate rinascere con essa in uno slancio di santità e di missione quotidiana. Siate, in mezzo al vostro popolo, l’espressione limpida della divina maternità della Chiesa che, testimoniando l’amore di Dio, ricompone e guarisce la famiglia umana.
Alziamo lo sguardo verso la statua trecentesca della Vergine col Bambino, che l’incendio non ha potuto toccare e che oggi brilla nuovamente davanti a noi. Maria, che ha custodito il Verbo nel suo grembo, custodisca la vostra fedeltà e sia la stella che guida la missione della Chiesa in Francia. Santa Maria, Nostra Signora di Parigi e Madre della Chiesa, prega per il popolo francese, sostieni i suoi pastori e cammina sempre al nostro fianco.
