Lunedì 5 Ottobre : San Gregorio Nisseno

        “Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme” (Ct 5,16). La Sposa del Cantico mostra colui che cercava dicendo: “Ecco colui che cerco, colui che per diventare nostro fratello è salito dal paese di Giuda. E’ diventato amico di colui che era caduto nelle mani dei briganti: ha guarito le sue piaghe con olio, vino e fasciature; l’ha fatto salire sulla propria cavalcatura; l’ha fatto riposare all’albergo; ha pagato due pezzi d’argento per il mantenimento; ha promesso di dare al suo ritorno quanto fosse stato speso in più per compiere i suoi ordini”. Ognuno dei particolari ha un significato evidente.

        Il dottore della Legge tentava il Signore e voleva mostrarsi superiore agli altri; nel suo orgoglio si mette alla pari degli altri, dicendo: “Chi è il mio prossimo?” Il Verbo allora gli espone, sotto forma di un racconto, tutta la storia santa della misericordia: racconta la discesa dell’uomo, l’imboscata dei briganti, la perdita della veste incorruttibile, le ferite del peccato, l’appropriazione da parte della morte di metà della nostra natura (poiché la nostra anima è rimasta immortale), il passaggio inutile della Legge (poiché né il sacerdote né il levita hanno curato le piaghe di colui che era caduto nelle mani dei briganti).

        “E’ impossibile infatti eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri” (Eb 10,4): solo poteva farlo colui che ha preso la natura umana – dei Giudei, dei Samaritani, dei Greci – in una parola di tutta l’umanità. Col suo corpo, come cavalcatura, è andato là dov’è la miseria dell’uomo. Ha guarito le sue piaghe, l’ha fatto riposare su di sé ed ha fatto per lui della sua misericordia un albergo, dove tutti quelli che sono affaticati e oppressi trovano il ristoro (Mt 11.28).