Viaggio Apostolico in Uruguay: Incontro con la realtà sociale di Casavalle presso la Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe (Montevideo, 7 novembre 2026)

Saluto a braccio del Santo Padre alle famiglie residenti a Casavalle

La benedizione di Dio avviene in molte forme. Oggi vogliamo chiedere la sua benedizione su ogni famiglia qui rappresentata, sui loro cari, su tutte le famiglie che vivono in questa zona. 

Una grande benedizione accade quando siamo riuniti in comunità, quando impariamo a lavorare insieme, a collaborare in un progetto comune, a dire che la vita è importante, che la nostra fede ci sostiene. E che vogliamo essere fedeli a Gesù, il nostro migliore amico. 

Che il Signore sia con voi. La benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, scenda su di voi. Amen

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Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, buonasera!

È per me una grande gioia poter visitare questa parrocchia e questo quartiere, percorrerne le strade e conoscere le opere che sono state realizzate con tanto impegno. Guardandole, mi sento come a casa, ricordando le visite alle diverse comunità quando vivevo in Perù. Ringrazio il Cardinale Daniel Sturla, Arcivescovo di Montevideo, padre Pablo Coimbra, parroco di questa comunità, e la signora Carmen Albana Sanz per le loro parole di benvenuto; e tutti voi per la vostra presenza qui oggi e per aver preparato questo incontro con tanto entusiasmo. In modo particolare desidero ringraziare coloro che hanno offerto la loro testimonianza, aprendo i propri cuori per condividere con noi il trionfo della vita, della fede e della speranza. Grazie ad Angélica, Alan e Katherine.

Questa parrocchia è dedicata a Nostra Signora di Guadalupe, che i miei predecessori hanno proclamato «Patrona dell’America Latina» e «Imperatrice delle Americhe». Quella presenza amorevole della nostra Madre celeste in questo continente ci invita a guardare oltre la realtà che ci circonda, a vedere oltre i confini e, alzando lo sguardo, ad aprire i nostri cuori alle realtà eterne. Allo stesso modo, Maria ci insegna a fare ciò che ci dice suo Figlio Gesù (cfr. Gv 2,5), e questa è la missione delle parrocchie: essere come un faro che indichi la presenza di Gesù Cristo, offrendo a tutti la luce della Parola di Dio, il sostegno dei Sacramenti, l’aiuto della preghiera e il balsamo della carità fraterna. In questa comunità parrocchiale è stato portato avanti un progetto di costruzione di diverse abitazioni destinate a famiglie in condizioni di disagio economico. Sono lieto di aver potuto contribuire a questa bellissima iniziativa grazie ai benefattori della Papal Foundation, ai quali rivolgo i miei più sinceri ringraziamenti per la loro generosità. Possano queste abitazioni essere per le loro famiglie molto più di un semplice tetto: una vera casa dove possano crescere nella dignità, nella pace e nella speranza, sentendo sempre la vicinanza e l’amore di Dio.

Vorrei condividere con voi una storia che Gesù raccontò ai suoi discepoli — sicuramente la conoscete —; mi riferisco alla parabola del buon samaritano (cfr. Lc 10,29-37). In essa si racconta che un uomo «cadde nelle mani di briganti, che lo spogliarono di tutto, lo ferirono e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto» (v. 30). Questo fatto fu davvero deplorevole e ingiusto. Alla terribile aggressione subita dall’uomo che camminava lungo la strada si aggiunse, inoltre, il dolore causato dall’indifferenza di coloro che, pur vedendolo in difficoltà, passarono oltre (cfr. vv. 31-32). Ma la storia non finisce qui; nel racconto si accende una luce di speranza: un samaritano, vedendolo, si commosse, si avvicinò, gli curò le ferite, lo condusse in una locanda e gli offrì i mezzi necessari per la sua cura e il suo recupero (cfr. vv. 33-35).

Cari fratelli e sorelle, questa storia la vediamo ripetersi spesso anche oggi nei numerosi casi di insicurezza e violenza che purtroppo minacciano la pace dei nostri quartieri, e persino la vita dei nostri cari, e ai quali la società risponde così spesso con indifferenza. Allo stesso tempo, possiamo vedere l’altra faccia della medaglia, ovvero l’azione di numerose istituzioni e persone di buon cuore che contribuiscono a promuovere la pace e aiutano le persone ad affrontare i propri bisogni in modo concreto. Un esempio luminoso è la vita dedicata di Padre Cacho, che ha saputo gettare ponti, abbattere muri e favorire l’incontro, come ci ha raccontato Angélica nella sua testimonianza.

Dobbiamo continuare a puntare sulla vicinanza caritatevole del buon samaritano che, vedendo la sventura altrui, non è rimasto indifferente, ma si è preso cura della vita del proprio fratello. Non possiamo passare oltre quando sappiamo che in Uruguay ci sono bambini che non vanno a scuola per paura di non tornare più. Non possiamo mettere a tacere la nostra coscienza quando constatiamo che una madre non ha i mezzi per sfamare i propri figli. Non possiamo ignorare che intorno a noi ci sono molte persone che soffrono, che sono sole e vulnerabili. Lo sentiamo in prima persona, nelle parole commoventi di Katherine. Un figlio di questo Paese, così ricco di risorse, non dovrebbe andare a dormire senza aver mangiato, né dovrebbe rinunciare a ricevere un’istruzione e un futuro dignitosi a causa dell’insicurezza che regna nelle strade. Tanto meno dovrebbe subire violenze al punto da arrivare a perdere la vita.

Dobbiamo lavorare uniti: la Chiesa, la società civile e lo Stato. Dobbiamo scuoterci dall’inerzia e impegnarci per il bene comune. È l’esperienza che ci ha raccontato Alan, che oggi offre gratuitamente ciò che a sua volta ha ricevuto. Sta a noi decidere se costruire una nuova città, in cui nessuno sia escluso, o continuare comodamente immersi ciascuno nei propri affari. Papa Francesco ci diceva che «l’inclusione o l’esclusione di chi soffre lungo la strada definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi. Ogni giorno ci troviamo davanti alla scelta di essere buoni samaritani oppure viandanti indifferenti che passano a distanza» (Fratelli tutti, 69).

L’opera della Chiesa nasce dalla carità evangelica, « che la spinge ad accostarsi alle ferite dell’umanità nei momenti in cui esse si manifestano con maggiore gravità. Quando interviene, lo fa imitando il buon Samaritano, con discrezione e prossimità, consapevole che ciò che nasce da una necessità immediata non può trasformarsi in norma, né sostituire le responsabilità istituzionali proprie della comunità civile» (Magnifica humanitas, 21). Uniamo quindi i nostri sforzi e rispondiamo con generosità alla chiamata a costruire insieme una patria di fratelli.

Cari amici, la parabola del buon samaritano si conclude con questo incarico di Gesù: «Va’ e fa’ lo stesso» (Lc 10,37). Si tratta di un comandamento che ogni cristiano deve sentire risuonare ogni giorno nel proprio cuore (cfr. Dilexi te, 107). Lasciamo che queste parole ci rinnovino e ci spingano a continuare a costruire insieme una nuova città, dove regnino l’amore e la pace. Che Dio vi benedica e che la nostra Madre di Guadalupe, alla quale professo particolare affetto e venerazione, poiché nel giorno della sua festa ho ricevuto l’ordinazione episcopale, vi protegga con il suo manto celeste. Grazie mille.