Ai Giovani della Diocesi di Roma (10 gennaio 2026)

Saluto del Santo Padre ai giovani prima dell’incontro

Saluto del Papa ai presenti al Petriano, prima di arrivare in Aula Paolo VI

Discorso del Santo Padre

 

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Saluto del Santo Padre ai giovani prima dell’incontro

Ci salutiamo da qui. Potrete seguire un po’ sugli schermi. Vado da qui all’Aula Paolo VI. Potrete ascoltare un po’… Quanto mi piacerebbe che tutti potessimo stare insieme, non solo con lo schermo ma personalmente, perché è nell’incontro che ci troviamo bene.

E ci troviamo bene perché siamo tutti fratelli e sorelle in Gesù Cristo, che è il nostro migliore amico. Grazie per essere qui! Vedo che anche da altri Paesi siete venuti: bienvenidos.

Bene, allora vado avanti: grazie! Cerchiamo insieme di vivere veramente questo spirito di amicizia, di fratellanza, di trovarci insieme, perché sappiamo che quando siamo uniti non c’è difficoltà che non possiamo superare.

Stare soli, tante volte, è soffrire. Ma quando siamo con gli amici, quando siamo con la famiglia, quando siamo con quelli che ci amano e che ci vogliono bene, possiamo andare avanti. Abbiate sempre questo coraggio! E che Gesù vi dia sempre la fede, la capacità di dire: “Sì Signore io ti seguo, cammino con te”. E sappiamo che Gesù sta sempre con noi, sempre cammina con noi. Dio vi benedica!

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Saluto del Papa ai presenti al Petriano, prima di arrivare in Aula Paolo VI

Benvenuti! Ma voi romani siete veramente coraggiosi e siete venuti in tanti! Grazie, grazie a tutti. Vi saluto adesso, poi potete seguire sullo schermo e speriamo di vederci, ma è sempre meglio vedersi di persona e non solo negli schermi. È vero?

È molto importante che noi cerchiamo di costruire rapporti umani, buone amicizie e soprattutto l’amicizia con Gesù. Tanti auguri a tutti. Ci vediamo dopo.

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Discorso del Santo Padre

Carissimi giovani, benvenuti!

Saluto anche tutti quelli che sono fuori, al freddo, che stanno seguendo il nostro incontro con gli schemi in Piazza e fuori del Sant’Uffizio. Davvero, benvenuti tutti! Sono molto contento di trovarmi con voi, di avere questa opportunità di condividere un po’ questa ricerca, questo desiderio di rispondere non solo a quelle domande che abbiamo appena sentito, ma a tante cose nella vita. Vi condivido che poco prima di venire questa sera ho ricevuto un messaggio da una mia nipote, giovane anche lei, che mi diceva: “Zio, come fai con tanti problemi del mondo, con tante preoccupazioni?” e poneva la stessa domanda: “Non ti senti solo? Come fai a portare avanti tutto?” E la risposta, in gran parte, siete voi! Perché non siamo soli!

Dopo vi racconterò un po’ ciò che significa trovarci insieme e vivere questo spirito, questo entusiasmo, soprattutto questa fede anche nei momenti difficili, quando ci sentiamo soli, quando non sappiamo come fare. Se ricordiamo la bellezza della fede, la bellezza della gioia, di essere giovani, di trovarci insieme, di cercare insieme, possiamo sapere davvero nel nostro cuore che mai siamo soli, perché Gesù è con noi! E vorrei anche spendere una parola – il cardinale Baldo già ce lo ha detto: è veramente grande questa tristezza e dolore che tutti abbiamo vissuto, per quei 40 ragazzi di Crans-Montana che hanno perso la vita. Anche noi dobbiamo ricordare che la vita è così preziosa, che non possiamo mai dimenticare quelli che soffrono. Purtroppo quelle famiglie, ancora nel dolore, devono cercare adesso come superare quel dolore. Anche per questo è importante la nostra preghiera, la nostra unità: stiamo sempre uniti, come amici, come fratelli!

E un saluto grande a tutti i sacerdoti e le religiose che ci accompagnano questo pomeriggio. Grazie a voi! Grazie davvero!

Come abbiamo ricordato durante il video, all’inizio, durante l’Anno Santo abbiamo vissuto un momento fortissimo, qui a Roma, con migliaia e migliaia di vostri coetanei provenienti da tutte le parti del mondo. Persone di ogni lingua e cultura si sono unite nella stessa preghiera, elevando a Dio una lode gioiosa e chiedendo accoratamente la pace tra i popoli. Ora, in questo appuntamento “vostro” con il Papa, voi giovani romani rinnovate lo spirito di quelle giornate memorabili, impegnandovi a essere non solo pellegrini di speranza, ma suoi testimoni. E come esserlo davvero?

Per proporre una risposta, qui rispondo un po’ alle parole di Matteo, che ha evidenziato la solitudine di molti giovani, insieme ai sentimenti di delusione, smarrimento e noia che la accompagnano. Quando questo grigiore appanna i colori della vita, vediamo che si può essere isolati anche in mezzo a tante persone. Anzi, proprio così la solitudine mostra il suo volto peggiore: non si viene ascoltati, perché immersi nel frastuono delle opinioni; non si guarda niente, perché abbagliati da immagini frammentarie. Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude, perché siamo fatti per la verità: quando manca, ne soffriamo. Siamo fatti per il bene, ma le maschere del piacere usa-e-getta tradiscono il nostro desiderio.

Eppure in questi momenti di sconforto possiamo affinare la nostra sensibilità. Se tendiamo l’orecchio e apriamo gli occhi, il creato ci ricorda che non siamo soli: il mondo è fatto di legami tra tutte le cose, tra gli elementi e i viventi. Eppure, per quanto continuiamo a respirare l’aria pronta per noi, restiamo affannati; per quanto mangiamo cibo, anche se buono, non ci sazia e l’acqua non disseta. La disponibilità della natura non ci basta, perché noi non siamo solo quello che mangiamo, beviamo e respiriamo. Siamo creature uniche fra tutte, perché portiamo in noi l’immagine di Dio, che è relazione di vita, d’amore e di salvezza.

Allora, quando ti senti solo, ricorda che Dio non ti lascia mai. La sua compagnia diventa la forza per fare il primo passo verso chi è solo, eppure ti sta proprio accanto. Ognuno resta solo se guarda unicamente a sé stesso. Invece, avvicinarsi al prossimo ti fa diventare immagine di quel che Dio è per te. Come Egli porta speranza nella tua vita, così tu puoi condividerla con l’altro. Vi troverete allora insieme ad essere cercatori di comunione e di fraternità. E qui vorrei anche sottolineare quanta è stata bella l’accoglienza che voi, come Chiesa di Roma, avete offerto a tanti giovani che sono venuti da tutto il mondo durante il Giubileo. Davvero è stato grandissimo!

Ma tante volte la solitudine esiste e molti soffrono. Allora, osservando la solitudine, Salvatore Quasimodo scrisse questi celebri versi: «Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera». [1] Quello che sembrerebbe essere un destino senza scampo, in realtà ci chiama a destarci: l’unica terra sostiene tutti gli esseri umani e uno stesso sole illumina ogni cosa. Il raggio che ci trafigge, cioè entra nelle fenditure dell’animo, non è una luce intermittente, che sorge per poi tramontare, ma il Sole di giustizia, il sole che è Cristo! Egli riscalda il nostro cuore e lo infiamma del suo amore.

È da questo incontro con Gesù che viene la forza di cambiare vita e trasformare la società. Come notavano Francesca e Michela, davvero la luce del Vangelo rischiara le nostre relazioni: attraverso parole e gesti quotidiani si espande, coinvolgendo ciascuno nel suo calore. Allora un mondo grigio e anonimo diventa un luogo ospitale, a misura d’uomo, proprio perché abitato da Dio. Sono contento che nei vostri ambienti sperimentiate relazioni autentiche: quello che vivete nelle parrocchie romane, in oratorio, e nelle associazioni, non potete tenerlo per voi! Non aspettatevi che il mondo vi accolga a braccia aperte: la pubblicità, che deve vendere qualcosa da consumare, ha più audience della testimonianza, che vuole costruire amicizie sincere. Agite dunque con letizia e tenacia, sapendo che per cambiare la società occorre anzitutto cambiare noi stessi. E voi già mi avete mostrato che siete capaci di cambiare voi stessi e di costruire questi rapporti di amicizia. Così possiamo cambiare il mondo, così possiamo costruire un mondo di pace!

Mi avete chiesto che cosa desidero per voi: nelle mie preghiere, chiedo per ciascuno una vita buona e vera, secondo la volontà di Dio. In breve, spero per tutti una vita santa. Qui vi dico una cosa: sapete che la parola “santa” ha la stessa radice della parola “sana” e che se veramente vogliamo essere santi, bisogna cominciare con una vita sana e bisogna aiutarci, gli uni gli altri, a cercare come evitare quelle cose come, purtroppo, le dipendenze: tante situazioni in cui vivono i giovani. Noi siamo testimonianza, gli amici veri quelli che accompagnano, quelli che possono veramente offrire una vita sana, perché tutti siamo santi. E questo dipende anche da voi. Non abbiate paura di accettare questa responsabilità. Niente di meno desidero, perché vi voglio bene: vive davvero, infatti, chi vive con Dio, autore e salvatore della vita. Ecco come possiamo essere tutti santi in questa vita! Il Signore rende buona la vita non insegnando astratti ideali, ma dando la vita per noi (cfr Gv 10,10). Davanti alle sfide del suo tempo, un altro poeta affascinato da questo dono, Clemente Rebora, esclamava: «Ecco la certa speranza: la Croce. / Ho trovato Chi prima mi ha amato / E mi ama e mi lava, nel Sangue che è fuoco, / Gesù, l’Ognibene, l’Amore infinito, / L’Amore che dona l’Amore, / L’Amore che vive ben dentro nel cuore». [2] Il raggio di luce che ci trafigge si vede e si sente! È un amore vero, perché fedele e senza tornaconto. È un amore che conosce il nostro cuore e lo libera dalla paura. E la pace è il frutto che l’amore di Dio coltiva in noi: gustandolo, lo possiamo condividere attraverso la dedizione a chi non si sente amato, a quei piccoli che hanno più bisogno di attenzione, a chi attende da noi un gesto di perdono. Carissimi giovani, il vostro impegno nella società e nella politica, in famiglia, nella scuola e nella Chiesa parta dal cuore, e sarà fruttuoso. Parta da Dio, e sarà santo.

E vorrei invitarvi a ricordare quello che vi dicevo nella grande Veglia del vostro Giubileo: «L’amicizia con Cristo, che sta alla base della fede, non è solo un aiuto tra tanti altri per costruire il futuro: è la nostra stella polare. […] Quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù diventano certamente sincere, generose e vere». Allora sì «l’amicizia può veramente cambiare il mondo», diventando «strada verso la pace» (Veglia, Tor Vergata, 2 agosto 2025). E questo mio desiderio corrisponde alle parole di Francesco, che ha accostato due espressioni, all’apparenza contrarie, per descrivere la delusione e il senso di schiavitù che talvolta avvertite. Ha detto: “siamo persi” e “siamo pieni”. Rende bene la situazione di chi ha tanto, ma non l’essenziale: sì, un cuore colmo di distrazioni non trova la strada, ma chi la desidera già inizia a liberarsi da ciò che lo blocca. L’insoddisfazione è eco della verità: non deve spaventarvi, perché mostra bene quale vuoto ingombra la vita, riducendola a strumento in funzione di altro.

Cosa potete “fare di concreto per rompere queste catene”? Anzitutto pregare. È questo l’atto più concreto che il cristiano fa per il bene di chi gli è accanto, di sé e del mondo intero. Pregare è atto di libertà, che spezza le catene della noia, dell’orgoglio e dell’indifferenza. Per infiammare il mondo occorre un cuore ardente! E il fuoco lo accende Dio quando preghiamo, specialmente quando lo riceviamo e lo adoriamo nell’Eucaristia, quando lo incontriamo nel Vangelo, quando lo cantiamo nei Salmi. Così Lui ci rende capaci di essere luce del mondo e sale della terra.

Prendete l’esempio dal canto della più grande poetessa, Maria, Maria Santissima. Lei ha cantato: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1,46-47). Ci vuole coraggio per testimoniare oggi questa gioia! Ci vuole ardore per amare come il Signore ci ha amati, eppure è esattamente questo che ci fa “smettere di temporeggiare e vivere davvero”, come avete detto. Non si tratta di compiere sforzi sovrumani, e neppure di fare ogni tanto qualche opera di carità: si tratta di vivere come uomini e donne che hanno Cristo nel cuore, lo ascoltano come Maestro e lo seguono come Pastore.

Guardiamo ai santi: come sono liberi! Insieme con loro, andiamo avanti nel cammino, ben sapendo che il vero bene della vita non si può comprare con denaro né conquistare con le armi, ma si può donare, semplicemente, perché a tutti Dio lo dona con amore.

Grazie a tutti voi di essere venuti! E grazie – grazie davvero! – di amare insieme a me questa nostra Chiesa di Roma! La Chiesa di Roma è viva! E adesso benedico tutti voi, i vostri cari e i vostri amici. Grazie!

Arrivederci e buon cammino!

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[1] Cfr S. Quasimodo, Ed è subito sera, Milano 2016.

[2] Cfr C. Rebora, Le poesie, Milano 1994.