Ai Partecipanti alle manifestazioni promosse dallOrdinariato Militare per lItalia (7 marzo 2026)

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!
 

Cari Fratelli nell’episcopato,
Signori Ministri,
Distinte Autorità Militari,
Reverendi Cappellani e Officiali dell’Ordinariato Militare,
cari fratelli e sorelle,

a tutti voi rivolgo un caloroso benvenuto! In particolare, nel salutare gli Ordinari Militari provenienti da altri Paesi oltre l’Italia, incoraggio a continuare e approfondire il dialogo e la collaborazione tra i vari Ordinariati sparsi nel mondo.

Inter Arma Caritas: «per portare Cristo nelle vene dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica, guardando al domani con serenità, compiendo scelte coraggiose» (cfr Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025). Queste sono le parole che stanno orientando il cammino del Centenario dell’Ordinariato Militare per l’Italia, un evento che custodisce memoria, attualità e profezia.

Viviamo in una società che rischia di smarrire il senso della memoria. La nostra epoca possiede una capacità straordinaria di trasmettere informazioni, ma una sempre più debole capacità di interiorizzarle. La memoria è spesso “esternalizzata” e disponibile, ma non sempre fatta propria e attivata. Per la Chiesa, invece, essa è coscienza viva: non accumulo di dati, ma costante appello alla responsabilità; non nostalgia, ma radice che genera profezia. Per i cristiani la memoria ha un carattere unico: è celebrazione di Dio che entra nella storia, perché la fede cristiana si fonda su un fatto storico e la salvezza non è un’idea, ma la persona vivente del Signore Gesù Cristo.

Anche il Centenario dell’Ordinariato Militare per l’Italia si inserisce in questa logica, come memoria incarnata di una storia concreta, fatta di uomini e donne in divisa che, in cammino nella Chiesa, sostenuti e accompagnati dai loro Pastori, nei giorni luminosi della pace e in quelli drammatici della guerra, con sacrificio, coraggio e dedizione hanno contribuito alla crescita di questa società, a volte a costo della vita.

In tale orizzonte, risuona attuale l’insegnamento del Papa San Paolo VI, il quale affermava che la storia non è una realtà da subire, ma un luogo di grazia in cui costruire la civiltà dell’amore. Il Centenario che celebrate desidera far riecheggiare proprio questo messaggio, alla luce del comandamento del Signore: «Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12). Il vostro servizio è un atto d’amore – verso il Paese, verso i territori, soprattutto verso le persone –, che si traduce in prossimità concreta, specialmente nei luoghi e nelle circostanze in cui maggiori sono le fragilità.

In voi, cari Cappellani Militari, riecheggi perciò l’esortazione di Sant’Agostino a vivere il ministero come amoris officium, un servizio d’amore. Commentando il dialogo tra Gesù Risorto e Pietro, Agostino scrive: «Se mi ami, non pensare a pascere te stesso, ma pasci le mie pecore, come mie, non come tue; cerca in esse la mia gloria, non la tua; il mio dominio, non il tuo […]. Nel pascere le sue pecore, non cerchiamo i nostri interessi, ma i suoi» (In Joannis Evangelium, 123, 5). Tanti Cappellani Militari hanno incarnato queste parole e hanno reso visibile la carità pastorale fino all’eroismo delle virtù, talvolta fino al martirio.

L’azione del Cappellano Militare si svolge spesso nel silenzio, nei luoghi di pace e in quelli di conflitto, nei sedimi militari e nei contesti operativi, nelle cappelle e nelle tende da campo. È lì che la cura del gregge del Signore si manifesta attraverso la testimonianza della vita, l’annuncio del Vangelo, la celebrazione dell’Eucaristia e dei Sacramenti, l’ascolto paziente e l’accompagnamento spirituale. In tal senso, un particolare rilievo assumono i contesti formativi, le Accademie, le Scuole, gli Istituti di formazione, i luoghi in cui si plasmano le coscienze. In una società segnata dalla mobilità umana e dalla pluralità culturale, il Cappellano si pone anche al servizio del dialogo tra i popoli, le culture e le religioni, testimoniando una Chiesa che si fa strumento di unità. La sua azione spirituale contribuisce così alla promozione del bene comune e della pace sociale, frutto – come ricordava Papa Francesco – di un paziente lavoro artigianale, che richiede formazione, giustizia e carità (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 217-221).

Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et spes, afferma: «Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanto riescono, uniti nell’amore, a vincere il peccato, essi vincono anche la violenza» (n. 78). In questo orizzonte si colloca la missione del militare cristiano. Difendere i deboli, tutelare la convivenza pacifica, intervenire nelle calamità, operare nelle missioni internazionali per custodire la pace e ristabilire l’ordine. Tutto questo non può ridursi a mera professione: è una vocazione, risposta a una chiamata che interpella la coscienza. L’identità del militare è forgiata da generosità, spirito di servizio, alte aspirazioni e profondi sentimenti. Ma tali valori esigono un fondamento, un dono di Grazia capace di alimentare la carità fino alla dedizione totale di sé. Occorre, pertanto, ispirare con la linfa del Vangelo i codici, le norme e le missioni della vita militare perché, nel servizio alla sicurezza e alla pace, il bene comune dei popoli sia sempre al primo posto.

Quarant’anni fa, con la Costituzione apostolica Spirituali militum curae, San Giovanni Paolo II ha configurato gli Ordinariati Militari come Chiese particolari, dotate di propria identità teologica e organizzativa. Rivolgendosi ai partecipanti al primo Sinodo degli Ordinariati Militari (6 maggio 1999), egli sottolineava la specificità di questa Chiesa che accompagna i militari, le loro famiglie e quanti sono collegati al servizio delle Forze Armate e di Polizia. E, nel Giubileo del 2000, lo stesso Santo Pontefice diceva ai militari: «[Voi] siete […] chiamati a difendere i deboli, a tutelare gli onesti, a favorire la pacifica convivenza dei popoli. A ciascuno di voi si addice il ruolo di sentinella, che guarda lontano per scongiurare il pericolo e promuovere dappertutto la giustizia e la pace» (Omelia nella Messa per il Giubileo dei Militari e delle Forze di Polizia, 19 novembre 2000, 2).

La Chiesa, nel solco del magistero del Concilio Vaticano II, e delle Esortazioni apostoliche Evangelii nuntiandi ed Evangelii gaudium, proclama il Vangelo della pace, pronta a collaborare con tutti per custodire questo bene universale (cfr Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 239). In essa, l’Ordinariato Militare per l’Italia, attraverso la cura spirituale, vuol essere un laboratorio efficace dell’agire di Dio in favore dell’uomo, uno spazio di formazione per il passaggio dall’amor sui all’amor Dei, fondamento di quella Civitas Dei in cui la legge fondamentale è la carità (cfr S. Agostino, De civitate Dei, 14, 28) e dove la pace non è soltanto assenza di conflitto, ma pienezza di giustizia, di verità e di amore. In questa prospettiva vi incoraggio a proseguire nella realizzazione dei progetti che avete in animo: il Centro Pastorale, le attività formative per i Cappellani e gli Allievi Cappellani e, in particolare, il Centro Alti Studi per l’Assistenza Spirituale, volto a promuovere una riflessione interdisciplinare sulle sfide del mondo odierno, sull’inculturazione della fede, sul rapporto tra Vangelo, cultura, scienze e nuove tecnologie.

Carissimi, grazie per tutto ciò che fate! Invoco su tutti voi, sulle vostre famiglie e sul vostro servizio l’intercessione di Maria, Regina della Pace, e dei vostri Santi protettori, e di cuore vi benedico. Grazie.