Martedì 17 Febbraio : Jean-Pierre de Caussade

Se squarciassimo il velo e fossimo vigilanti e attenti, Dio si rivelerebbe a noi incessantemente e godremmo della sua presenza in tutto quel che ci accade; ad ogni cosa diremmo: «Dominus est, è il Signore!» (Gv 21,7). E in tutte le circostanze ci accorgeremmo di ricevere un dono di Dio. (…) Se avessimo fede, saremmo grati a tutte le creature, le accoglieremmo, le ringrazieremmo interiormente del fatto che, guidate dalla mano di Dio, siano utili e si rendano così vantaggiose alla nostra perfezione.

La fede è la madre della dolcezza, della fiducia, della gioia. Non si può avere troppa fiducia nella volontà di Dio e troppo abbandonarvisi. Ella può e vuole sempre ciò che che contribuirà maggiormente alla nostra perfezione se tuttavia lasciamo fare a Dio. La fede non dubita. Più i sensi sono infedeli, ribelli, disperati, insicuri, più la fede dice: “Tutto è Dio! Tutto va bene!” (…) La fede va al di là di tutto e, qualsiasi sforzo facciano le ombre, ella le attraversa per andare fino alla verità, l’abbraccia sempre con fermezza e non se ne separa mai. (…)

La fede è la luce del tempo. Lei sola raggiunge la verità senza vederla, tocca ciò che non sente, vede tutto il mondo come non ci fosse affatto, guardando altro di ciò che appare. E’ la chiave dei tesori, la chiave dell’abisso, la chiave della scienza di Dio. (…Quando un’anima ha ricevuto l’intelligenza della fede Dio le parla attraverso tutte le creature. L’universo è per lei una scrittura vivente che il dito di Dio traccia senza sosta davanti ai suoi occhi.