Pentiamoci e passiamo dall’ignoranza alla conoscenza, dall’imprudenza alla prudenza, dall’ingiustizia alla giustizia, dall’empietà a Dio. Molti beni ne scaturiscono, come dice Dio stesso in Isaia: “Vi è un’eredità per quelli che servono il Signore” (54,17). Non oro né argento né ciò in cui può penetrare la tignola e che il ladro può rubare (Mt 6,19), ma il tesoro inestimabile della salvezza. (…) Questa eredità ce la trasmette l’eterno testamento di Dio, che ci assicura questi doni. Il Padre che ci ama teneramente non cessa di esortarci, di ammonirci, di amarci e di salvarci. “Divenite giusti, dice il Signore, voi che avete sete, venite all’acqua, e quanti non avete denaro, venite e comprate e bevete senza denaro” (Is 55,1). Ci invita al lavacro che purifica, alla salvezza, alla illuminazione. (…) I santi del Signore erediteranno la gloria di Dio e la potenza di Lui, “gloria che occhio non vide né orecchio ascoltò né entrò in cuore di uomo” (1 Cor 2,9). (…)
Voi avete la divina promessa della grazia, avete udito, d’altra parte, anche la minaccia del castigo, le due cose per mezzo delle quali il Signore salva. (…) Perché indugiamo? Perché non accettiamo il dono? Perché non scegliamo le cose migliori? “Ecco”, dice, “di fronte alla vostra faccia ho posto la morte e la vita” (Dt 30,15). Il Signore cerca di farti scegliere la vita. Ti consiglia, come un padre. (…)
A chi dirà il Signore: “È vostro il regno dei cieli” (Mt 5,3)? Esso è vostro, solo che lo vogliate, quando avrete scelto Dio. E’ vostro solo se volete aver fede e seguire l’essenziale del messaggio come la gente di Ninive che ha ascoltato il profeta ed ha ottenuto, con una sincera penitenza, una magnifica salvezza al posto dell’attesa rovina.