Messaggio del Santo Padre per la 100ma Giornata Mondiale delle Missioni [18 ottobre 2026] (25 gennaio 2026)

Uno in Cristo, uniti nella missione

Cari fratelli e sorelle!

Per la Giornata Missionaria Mondiale del 2026, che segna il centenario di questa celebrazione, istituita da Pio XI e tanto cara alla Chiesa, ho scelto il tema «Uno in Cristo, uniti nella missione». Dopo l’Anno giubilare, desidero esortare tutta la Chiesa a proseguire con gioia e zelo nello Spirito Santo il cammino missionario, che richiede cuori unificati in Cristo, comunità riconciliate e, in tutti, disponibilità a collaborare con generosità e fiducia.

Riflettendo sul nostro essere uno in Cristo e uniti nella missione, lasciamoci guidare e ispirare dalla grazia divina, per «rinnovare in noi il fuoco della vocazione missionaria» e avanzare insieme nell’impegno di evangelizzazione, in «un’epoca missionaria nuova» nella storia della Chiesa (Omelia nella Messa per il Giubileo del mondo missionario e dei migranti, 5 ottobre 2025).

1. Uno in Cristo. Discepoli-missionari uniti in Lui e con i fratelli e le sorelle

Al centro della missione c’è il mistero dell’unione con Cristo. Prima della sua Passione, Gesù ha pregato il Padre: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Gv 17,21). In queste parole si svela il desiderio più profondo del Signore Gesù e, al tempo stesso, l’identità della Chiesa, comunità dei suoi discepoli: essere una comunione che nasce dalla Trinità e che vive della e nella Trinità, a servizio della fraternità tra tutti gli esseri umani e dell’armonia con tutte le creature.

L’essere cristiani non è anzitutto un insieme di pratiche o idee: è una vita in unione con Cristo, nella quale siamo resi partecipi della relazione filiale che Egli vive con il Padre nello Spirito Santo. Significa dimorare in Cristo come i tralci nella vite (cfr Gv 15,4), immersi nella vita trinitaria. Da questa unione scaturisce la comunione reciproca tra i credenti e nasce ogni fecondità missionaria. Sì, «la comunione è insieme sorgente e frutto della missione», come insegnò San Giovanni Paolo II (Esort. ap. Christifideles laici, 32).

Per questo la prima responsabilità missionaria della Chiesa è rinnovare e mantenere viva l’unità spirituale e fraterna fra i suoi membri. In tante situazioni noi assistiamo a conflitti, polarizzazioni, incomprensioni, sfiducia reciproca. Quando questo accade anche nelle nostre comunità, ne indebolisce la testimonianza. La missione evangelizzatrice, che Cristo ha affidato ai discepoli, richiede anzitutto cuori riconciliati e desiderosi di comunione. In quest’ottica, sarà importante intensificare l’impegno ecumenico con tutte le Chiese cristiane, anche cogliendo le opportunità suscitate dalla comune celebrazione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea.

Infine – ma non per importanza – l’essere «uno in Cristo» ci chiama a tenere sempre lo sguardo rivolto al Signore, perché Egli sia davvero al centro della vita personale e comunitaria, di ogni parola, azione, relazione interpersonale, così da farci dire con stupore: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questo sarà possibile nell’ascolto costante della sua Parola e nella grazia dei Sacramenti, per essere pietre vive della Chiesa, chiamata oggi a raccogliere le istanze fondamentali del Concilio Vaticano II e del successivo Magistero pontificio, in particolare, di Papa Francesco. Infatti, come afferma San Paolo, «noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore» (2Cor 4,5). Ribadisco perciò le parole di San Paolo VI: «Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 22). Tale processo di genuina evangelizzazione comincia dal cuore di ogni cristiano per espandersi a tutta l’umanità.

Pertanto, quanto più saremo uniti in Cristo, tanto più potremo compiere insieme la missione che Egli ci affida.

2. Uniti nella missione. Perché il mondo creda in Cristo Signore

L’unità dei discepoli non è fine a sé stessa: è ordinata alla missione. Gesù lo afferma con chiarezza: «Perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). È nella testimonianza di una comunità riconciliata, fraterna e solidale che l’annuncio del Vangelo trova la sua piena forza comunicativa.

In questa prospettiva, merita di essere ricordato il motto del Beato Paolo Manna: «Tutta la Chiesa per la conversione di tutto il mondo». Esso esprime sinteticamente l’ideale che animò la fondazione, nel 1916, della Pontificia Unione Missionaria. Ad essa, nel suo 110° anniversario, va il mio riconoscimento e la mia benedizione, per l’impegno di animare e formare lo spirito missionario di sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici, favorendo l’unione di tutte le forze evangelizzatrici. Nessun battezzato, infatti, è estraneo o indifferente alla missione: tutti, ciascuno secondo la propria vocazione e condizione di vita, partecipano alla grande opera che Cristo affida alla sua Chiesa. Come ha più volte ricordato Papa Francesco, l’annuncio del Vangelo è sempre un’azione corale, comunitaria, sinodale.

Per questo, essere uniti nella missione significa custodire e alimentare la spiritualità di comunione e collaborazione missionaria. Crescendo ogni giorno in tale atteggiamento, impariamo con la grazia divina a guardare i nostri fratelli e sorelle sempre di più con occhi di fede, a riconoscere con gioia il bene che lo Spirito suscita in ciascuno, ad accogliere la diversità come ricchezza, a portare i pesi gli uni degli altri e a cercare sempre l’unità che viene dall’Alto. Tutti infatti abbiamo insieme una sola missione da «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,5-6). Questa spiritualità costituisce la forma quotidiana del discepolato missionario. Essa ci aiuta a recuperare una visione universale della missione evangelizzatrice della Chiesa, superando la frammentazione degli sforzi e le divisioni fazioni – “di Paolo”, “di Apollo” – tra i seguaci dell’unico Signore (cfr 1Cor 1,10-12).

L’unità missionaria, ovviamente, non va intesa come uniformità, ma come convergenza dei diversi carismi per lo stesso scopo: rendere visibile l’amore di Cristo e invitare tutti all’incontro con Lui. L’evangelizzazione si realizza quando le comunità locali collaborano tra loro e quando le differenze culturali, spirituali e liturgiche si esprimono pienamente e armonicamente nella stessa fede. Incoraggio perciò le istituzioni e le realtà ecclesiali a irrobustire il senso di comunione missionaria ecclesiale e a sviluppare con creatività le vie concrete di collaborazione tra loro per e nella missione.

A proposito, ringrazio le Pontificie Opere Missionarie per il servizio alla cooperazione missionaria, che ho sperimentato con riconoscenza già durante il mio ministero in Perù. Queste opere – Propagazione della Fede, Infanzia Missionaria, San Pietro Apostolo e Unione Missionaria – continuano ad alimentare e formare la coscienza missionaria dei fedeli, dai piccoli ai grandi, e a promuovere una rete di preghiera e carità che collega le comunità del mondo intero. È significativo che la fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede, la Beata Pauline Marie Jaricot, abbia ideato duecento anni fa il Rosario Vivente, che raduna ancora oggi tantissimi fedeli in gruppi a distanza per pregare per ogni bisogno spirituale e missionario. Va poi ricordato che proprio su proposta dell’Opera della Propagazione della Fede, Pio XI istituì nel 1926 la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, le cui offerte raccolte ogni anno vengono distribuite da essa, a nome del Papa, per le varie necessità della missione della Chiesa. Le quattro Opere quindi, nell’insieme e ciascuna nella sua specificità, svolgono tuttora un ruolo prezioso per tutta la Chiesa. Esse sono un segno vivo dell’unità e della comunione missionaria ecclesiale. Invito tutti a collaborare con esse con spirito di gratitudine.

3. Missione dell’amore. Annunciare, vivere e condividere l’amore fedele di Dio

Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza. La Buona Novella che siamo inviati ad annunciare al mondo non è un’ideale astratto: è il Vangelo dell’amore fedele di Dio, incarnato nel volto e nella vita di Gesù Cristo.

La missione dei discepoli e della Chiesa intera è il prolungamento, nello Spirito Santo, di quella di Cristo: una missione che nasce dall’amore, si vive nell’amore e conduce all’amore. Tant’è vero che il Signore stesso, nella sua grande preghiera al Padre prima della Passione, dopo aver invocato l’unità dei discepoli così conclude: «L’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). Gli Apostoli poi evangelizzarono spinti dall’amore di Cristo e per Cristo (cfr 2Cor 5,14). Allo stesso modo, lungo i secoli, schiere di cristiani, martiri, confessori, missionari, hanno dato la vita per far conoscere questo amore divino al mondo. Così, la missione evangelizzatrice della Chiesa continua sotto la guida dello Spirito Santo, Spirito d’amore, sino alla fine dei tempi.

Desidero quindi ringraziare particolarmente i missionari e le missionarie ad gentes di oggi: persone che, come San Francesco Saverio, hanno lasciato la propria terra, la propria famiglia e ogni sicurezza per annunciare il Vangelo, portando Cristo e il suo amore in luoghi spesso difficili, poveri, segnati da conflitti o lontani culturalmente. Continuano a donarsi con gioia malgrado avversità e limiti umani, perché sanno che Cristo stesso con il suo Vangelo è la più grande ricchezza da condividere. Con la loro perseveranza mostrano che l’amore di Dio è più forte di ogni barriera. Il mondo ha ancora bisogno di questi testimoni coraggiosi di Cristo, e le comunità ecclesiali hanno ancora bisogno di nuove vocazioni missionarie, che dobbiamo sempre avere a cuore e per le quali occorre pregare il Padre continuamente. Che Egli ci conceda il dono di giovani e adulti disposti a lasciare tutto per seguire Cristo nella via dell’evangelizzazione sino alle estremità della terra!

Ammirando i missionari e le missionarie, rivolgo un appello speciale alla Chiesa intera: che ci uniamo tutti a loro nella missione evangelizzatrice tramite la testimonianza della vita in Cristo, la preghiera e il contributo per le missioni. Spesso – lo sappiamo – «l’Amore non è amato», come ebbe a dire San Francesco d’Assisi, al quale guardiamo in modo particolare a ottocento anni dal suo transito al Cielo. Lasciamoci contagiare dal suo desiderio di vivere nell’amore del Signore e di trasmetterlo ai vicini e lontani, perché, come affermava, «molto si deve amare l’amore di Colui che molto ci ha amato» (S. Bonaventura da Bagnoregio, Leggenda maggiore, cap. IX, 1; Fonti francescane, 1161). Sentiamoci stimolati pure dallo zelo di Santa Teresa di Gesù Bambino, che si prefisse di continuare la sua missione anche dopo la morte, dichiarando: «In Cielo desidererò la stessa cosa che in terra: amare Gesù e farlo amare» (Lettera al reverendo M. Bellière, 24 febbraio 1897).

Animati da queste testimonianze, impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che è sempre opera dell’amore. Le vostre preghiere e il vostro sostegno concreto, specialmente in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, saranno di grande aiuto per portare il Vangelo dell’amore di Dio a tutti, specie ai più poveri e bisognosi. Ogni dono, anche il più piccolo, diventa un atto significativo di comunione missionaria. Rinnovo perciò ancora il mio sentito grazie «per tutto quello che farete per aiutarmi ad aiutare i missionari in ogni parte del mondo» (Videomessaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2025). E per favorire la comunione spirituale, vi lascio, insieme con la mia benedizione, questa semplice preghiera:

Padre santo, donaci di essere uno in Cristo, radicati nel suo amore che unisce e rinnova. Fa’ che tutti i membri della Chiesa siano uniti nella missione, docili allo Spirito Santo, coraggiosi nel testimoniare il Vangelo, annunciando e incarnando ogni giorno il tuo amore fedele per ogni creatura.

Benedici i missionari e le missionarie, sostienili nella fatica, custodiscili nella speranza!

Maria, Regina delle missioni, accompagna la nostra opera evangelizzatrice in ogni angolo della terra: rendici strumenti di pace, e fa’ che il mondo intero riconosca in Cristo la luce che salva. Amen.

Dal Vaticano, 25 gennaio 2026, III domenica del Tempo Ordinario, festa della Conversione di San Paolo apostolo.
 

LEONE PP. XIV