Viaggio Apostolico in Guinea Equatoriale: Visita agli Operatori e Assistiti dell’Ospedale psichiatrico “Jean Pierre Olie” (Malabo, 21 aprile 2026)
Signor Direttore Generale,
distinte Autorità,
carissimi fratelli e sorelle!
Vi ringrazio di cuore per questa accoglienza, per la vostra ospitalità, per i canti, le danze. Grazie!
Ogni volta che visito un ospedale, una casa di accoglienza per persone che hanno magari alcune malattie o difficoltà, provo sentimenti contrastanti: da un lato, provo dolore o tristezza per le persone che stanno soffrendo, che spesso portano in sé un dolore molto grande, a volte con ferite visibili e a volte con ferite che nessuno vede, ma che la persona stessa sa di portare nel proprio cuore, nella propria vita. Provo dolore per le famiglie che spesso non sanno come accompagnare il paziente e aiutarlo.
Ma al tempo stesso provo ammirazione e conforto per tutto ciò che lì ogni giorno si fa per servire la vita umana. Anche qui mi succede questo, ma oggi in me, e spero anche in tutti voi, prevale la gioia e la speranza: la gioia di incontrarci nel nome del Signore, la gioia e la speranza di sapere che ci stiamo prendendo cura di chi vive una condizione di fragilità.
Alcune parole che ho ascoltato adesso mi hanno commosso.
Il Direttore ha detto: “Una società veramente gande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore”. Sì, è così. Questo è un principio di civiltà che ha radici cristiane, perché è Cristo che nella storia dell’umanità ha riscattato la disabilità dalla maledizione e l’ha restituita a piena dignità. Ma il Salvatore non vuole e non può salvarci senza la nostra collaborazione, sia sul piano personale che su quello sociale: perciò ci chiede di amare i nostri fratelli e le nostre sorelle non a parole ma nei fatti. Una casa di cura come questa, con l’aiuto di Dio e con l’impegno di tutti, può diventare un segno della civiltà dell’amore.
Il Signor Pedro Celestino ha voluto concludere con un’espressione toccante: “Grazie di amarci così come siamo”. Perciò dico: Grazie a Lei, per la Sua testimonianza! Grazie a tutti voi per essere qui a dare testimonianza, segno che qui in questo luogo c’è amore autentico.
Dio ci ama come siamo. Solo Dio, in realtà, ci ama totalmente così come siamo. Ma non perché rimaniamo come siamo! No, Dio non ci vuole sempre malati, sempre sofferenti, ci vuole guarire! Questo si vede mille volte nel Vangelo: Gesù è venuto ad amarci come siamo ma non per lasciarci così, per prendersi cura di noi! E un ospedale, specialmente se ha un’ispirazione cristiana, è proprio questo: un luogo dove la persona è accolta così com’è, rispettata nella sua fragilità, ma per aiutarla a stare meglio, in una visione integrale. A tale scopo la dimensione spirituale è essenziale – mi ha fatto molto piacere che il Direttore l’abbia sottolineato.
Infine, grazie al Signor Tarcisio per la sua poesia! Vorrei dire che in un ambiente come questo si compongono ogni giorno tante “poesie” nascoste, forse non con parole, ma con piccoli gesti, con sentimenti, con attenzioni nei rapporti tra di voi. È un poema che solo Dio sa leggere pienamente e che consola il Cuore misericordioso di Cristo.
Carissimi, vi prego di esprimere la mia vicinanza a tutti i malati dell’ospedale, specialmente a quelli più gravi e più soli. A ciascuno, pazienti, operatori sanitari e personale, imparto di cuore la mia benedizione, affidandovi alla protezione di Maria, Salute dei malati. Tante grazie!
