Viaggio Apostolico in Uruguay: Santa Messa nella piazza antistante la Cattedrale Basilica di Florida, Santuario Nazionale della Virgen de los Treinta y Tres (Florida, 8 novembre 2026)

Saluto a braccio nella parrocchia di Santa Teresina a Juanicó

Omelia del Santo Padre

Ringraziamento finale al termine della Messa

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Saluto a braccio nella parrocchia di Santa Teresina a Juanicó

Buongiorno e buona domenica! Voi non lo sapete, ma sono davvero molto felice di questo breve momento nella parrocchia di Santa Teresina. La prima parrocchia in Uruguay dedicata [a lei], dopo la sua canonizzazione. La mia famiglia, specialmente mio padre, nutriva una grande devozione per Santa Teresina. E quindi, poter passare di qui in questo giorno di festa — sapete che siamo in viaggio verso Florida per celebrare la festa di Nostra Signora dei Trentatré — è un momento di devozione, di gratitudine, un momento per riconoscere che la grazia di Dio, l’amore di Dio, è sempre con noi; e che Dio ci accompagna in ogni momento, sia in quelli felici sia quando soffriamo, magari a causa di malattie, dolori e tante difficoltà.

Chiediamo la benedizione del Signore su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie; abbiamo qui con noi rosari e oggetti di devozione, che benediciamo in questo momento. E chiediamo al Signore di aiutarci tutti a crescere nella fede, a vivere la nostra fede con coraggio, a non avere paura di dire: “Sono cristiano, sono cattolico, credo in Gesù Cristo”. Gesù ci ha donato la vita e ci insegna a vivere anche noi così: servendo gli altri, camminando uniti, cercando la presenza di Dio e condividendo con tutti la gioia di essere cristiani.

Il Signore sia con voi. […]

Sia benedetto il nome del Signore. […]

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. […]

La benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi.

Auguri! Buona giornata e buona domenica!

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Omelia del Santo Padre

Cari figli e figlie di questa Terra uruguayana,

Con grande entusiasmo mi trovo oggi qui con voi, presso Nuestra Señora de los Treinta y Tres. Sono venuto come pellegrino per condividere la fede e l’affetto con cui questo popolo ha guardato, da generazioni, alla Madre di Dio. Vi abbraccio tutti con affetto – coloro che sono giunti da vari luoghi, coloro che da anni compiono questo pellegrinaggio e coloro che oggi vengono per la prima volta – e vi affido alla protezione di Maria.

La Parola di Dio ci presenta oggi due donne che hanno vissuto in epoche molto diverse, sulle quali risuona quasi la stessa benedizione. A Giuditta, dopo aver liberato il suo popolo, viene detto: «Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra» (Gdt 13,18). Molti secoli dopo, Elisabetta accoglie Maria nella sua casa ed esclama: «Benedetta tu fra le donne» (Lc 1,42).

La tradizione cristiana riconobbe presto questo legame. In Giuditta vide una donna che, in un momento difficile per il suo popolo, non si lasciò sopraffare dalla paura. Pregando e digiunando, prese una decisione che la portò a mettere a rischio la propria vita (cfr Gdt 8-10) e quando giunse la vittoria, non se ne attribuì il merito. Sapeva bene chi aveva salvato Israele e diceva: «Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli, cantate al Signore con i cimbali» (16,1). Per questo sono così forti le parole con cui il popolo l’accoglie: «Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d’Israele, tu splendido onore della nostra gente» (15,9). In Giuditta, il popolo celebra ciò che Dio ha fatto in suo favore.

Ascoltare oggi queste parole davanti alla Patrona di questo Paese ha una risonanza particolare. Questa piccola immagine è legata a un momento decisivo della storia dell’Uruguay. Nel 1825, anche chi lottava per la libertà di questa terra si rivolse a Maria, per affidare alla sua protezione il nuovo inizio, e quel gesto ci ricorda che nemmeno la storia dei popoli può essere compresa appieno se si prescinde da Dio. Così, fin da uno dei momenti fondativi della Patria, l’Uruguay è rimasto intimamente legato a una Madre. Sono passate diverse generazioni da allora, sono cambiate le circostanze e persino il rapporto di molti Uruguaiani con la fede. Lei però è rimasta qui. E mentre Maria accompagnava la storia di questo popolo, in tante famiglie sono state altre donne a conservare la fede e a trasmetterla ai propri figli.

Penso alle madri che hanno messo sulle labbra dei propri bambini le prime parole di preghiera, che li hanno portati al Battesimo, che li hanno preparati a ricevere i Sacramenti e che hanno insegnato loro a vivere la carità cristiana. Penso alle nonne che hanno custodito un altare in casa, che hanno pregato per i vivi e per i defunti e che hanno reso Dio presente nelle cose ordinarie della vita. Già nei primi tempi della Chiesa troviamo qualcosa di simile: dietro la fede di Timoteo c’erano due nomi di donna. L’Apostolo ricorda con affetto sua nonna Lòide e sua madre Eunìce, nelle quali aveva dimorato per prima quella «schietta fede» che Paolo riconosceva anche in lui (cfr 2Tm 1,5). La Scrittura ci dice poco di quelle due donne. Sappiamo, tuttavia, che di quella fede appresa in famiglia si nutrì colui che sarebbe diventato uno stretto collaboratore di San Paolo (cfr At 16,1-3). 

Anche questa terra ha nomi femminili incisi nella sua storia di fede. Tra queste c’è Santa Maria Francesca Rubatto, che ha voluto restare tra voi e servire qui i più bisognosi. Ci sono pure le Beate Martiri Dolores e Consuelo Aguiar-Mella, due sorelle nate a Montevideo. Le loro tre vite sono molto diverse, ma in tutte ritroviamo una fedeltà portata all’estremo.

La maggior parte di questa storia, però, non è stata scritta nei libri. È stata tramandata silenziosamente di generazione in generazione, all’interno delle famiglie. Quando ci si chiede da dove provenga la fede che portiamo in noi, spesso emerge il nome di una donna speciale: una madre, una nonna, una madrina, una suora, una catechista. Forse non ricordiamo tutte le parole che ci hanno detto, ma rammentiamo bene come pregavano, come parlavano del Signore e con quanta convinzione vivevano ciò che ci insegnavano.

A tutte queste donne vorrei oggi rivolgere un grazie. Grazie per aver creduto e per aver mantenuto aperto, in tante famiglie, un cammino verso Dio. Alcune sono riuscite a farlo appoggiandosi a una tradizione familiare che veniva da lontano; altre hanno dovuto sostenere la fede con maggiore impegno, magari senza trovare sempre comprensione o sostegno all’interno della propria casa. So che molte di loro portano nel cuore un dolore particolare. Hanno insegnato ai propri figli a pregare e oggi quei figli non pregano più. Andavano insieme a Messa e sono anni che non mettono più piede in chiesa. Hanno parlato di Dio ai propri nipoti e ora non sanno se quelle parole abbiano lasciato qualche traccia. A volte si chiedono se abbiano fatto qualcosa di sbagliato o se tutto ciò sia andato perduto. Permettetemi di ricordare qui santa Monica. Lei conosceva bene quella sofferenza. Ha pregato per anni per un figlio che sembrava sempre più lontano da Dio, e non ha smesso di confidare nella grazia. Perciò non date per perso ciò che avete seminato. Il Signore ci ha insegnato che il seme può crescere senza che il seminatore sappia come (cfr Mc 4,27).

Madri e nonne: non stancatevi mai di trasmettere la fede! Predicate con la vita e con le parole. Insistete nella preghiera, nell’amore e nella speranza: insistete a tempo opportuno e inopportuno (cfr 2Tm 4,2). Fatelo con pazienza, senza durezza e senza scoraggiarvi. Anche se i vostri cari sembrano lontani da Dio, continuate a presentarli a Lui. Non smettete di benedirli, di accompagnarli, di ricordare loro con semplicità ciò che un giorno hanno ricevuto. Ci sono porte che voi non potete aprire, ma Dio sì.

Vorrei rivolgermi anche agli uomini, ai padri e ai nonni. I vostri figli e nipoti hanno bisogno di vedere che la fede occupa un posto concreto nella vita degli uomini della vostra famiglia. Prendete esempio da san Giuseppe, che si è assunto il compito di educare Gesù, portandolo al tempio, insegnandogli a lavorare onestamente e mostrandogli che Dio deve occupare il primo posto nella vita di una persona. Cari genitori e nonni, i giovani hanno bisogno di vedervi pregare, avvicinarvi ai Sacramenti, trattare con rispetto le vostre mogli, chiedere perdono e vivere con onestà anche quando ciò richiede sacrificio. Un figlio impara molto vedendo che suo padre sa inginocchiarsi davanti a Dio senza sentirsi per questo meno uomo.

La Scrittura chiede al popolo che le parole ricevute da Dio gli rimangano fisse nel cuore e che le insegni ai suoi figli, parlando di esse «quando ti troverai in casa tua […], quando ti coricherai e quando ti alzerai» (Dt 6,6-7). Dio aveva di fatto un posto nelle conversazioni, nelle decisioni e nella vita quotidiana della famiglia. Così i figli imparavano che la fede ricevuta dai genitori era ciò per cui essi stessi vivevano. Anche i Vescovi, i sacerdoti e le persone consacrate sono chiamati a sostenere le famiglie in questo compito, esercitando con generosità la loro paternità e maternità spirituale, accompagnando chi vacilla e aiutando molti a ritrovare la via di Dio.

Trasmettere la fede significa condurre gli altri a Cristo, che noi stessi abbiamo accolto, e Maria ci mostra esattamente come farlo. Nel Vangelo, Elisabetta la accoglie esclamando: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,42). Lei, però, non trattiene quella lode. Isabella la proclama beata e Lei risponde cantando le grandezze del Signore (cfr Lc 1,46-55). A Cana, quando alcuni si rivolgono a Lei, li manda da suo Figlio: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).

San Paolo, nella seconda Lettura, formula esplicitamente una verità che tutta la vita di Maria proclama: «Uno solo […] è Dio e uno solo […] il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1Tm 2,5). Tutta la grandezza di Maria nasce dal suo rapporto con Cristo: lo accoglie, vive di Lui e conduce gli altri a Lui. Quell’incontro con il Maestro è la meta di ogni evangelizzazione e di ogni autentica devozione mariana. Il Figlio di Dio si è donato per tutti, e nessuno può rimanere escluso dalla preghiera della Chiesa. Per questo san Paolo ci chiede di pregare «per i re e per tutti quelli che stanno al potere» (1Tim 2,2), e per tutti gli uomini, perché Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1Tim 2,4).

In questa Festa della Patrona dell’Uruguay, portiamo davanti al Signore tutto questo Popolo. Preghiamo per coloro che hanno la responsabilità di governarlo, affinché perseguano con rettitudine il bene di tutti; per le famiglie, per i giovani, per coloro che soffrono, per coloro che si sentono lontani da Dio e per coloro che hanno bisogno di tornare a Lui e cambiare vita.

San Luca ci mostra come inizia tale missione. Dopo aver concepito il Figlio di Dio, Maria «si alzò e andò in fretta» (Lc 1,39). Non aspetta che Elisabetta venga a cercarla: va lei a incontrarla ed entra nella sua casa portando con sé il Signore. Lì, il bambino esulta di gioia ed Elisabetta è colmata di Spirito Santo (cfr Lc 1,41-44). Il muoversi di Maria indica anche per noi la strada. Non possiamo aspettare sempre che chi si è allontanato torni da solo. Uruguay: bisogna mettersi in cammino! Bisogna rientrare nelle case, avvicinarsi alle persone, ascoltarne le domande e portare loro Cristo! Ognuno sa verso chi compiere tale passo: forse un figlio, un amico, un vicino, qualcuno che ha smesso di credere da molto tempo o che non ha mai avuto accanto una persona che gli parlasse di Dio.

Possa la Regina del Cielo sostenere coloro che continuano a seminare la fede e insegnarci a riconoscere Cristo nel povero, nel malato e in chi è solo, per portarlo là dove ancora non è conosciuto.

Tra poco deporrò la Rosa de Oro davanti a questa immagine. Con tale gesto desidero onorare Colei che è veramente «onore della nostra gente» (Gdt 15,9) e rendere visibile l’adempimento di quelle parole che lei stessa ha pronunciato: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48).

A Maria, Capitana e Guida del popolo, desidero consacrare nuovamente questa nazione, affidare alla sua protezione questa terra e tutti coloro che vi abitano, e supplicare Dio affinché, per la sua potente intercessione, vanifichi le opere del demonio e preservi l’amato Uruguay da tutto ciò che vorrebbe allontanarlo da Cristo. Possa questa Rosa de Oro, offerta a Maria in segno di venerazione e di amore filiale, ricordare anche ai suoi figli che sono chiamati a imitarla: ad amare Cristo come Lei lo ha amato, a portarlo agli altri come Lei lo ha portato. Così sia.

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Ringraziamento finale al termine della Messa

Al termine della Celebrazione eucaristica e prima di congedarmi da questo caro Paese, desidero ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile la mia visita: le Autorità civili e religiose, le squadre che hanno organizzato ogni evento e i volontari, le famiglie e le comunità che si sono mobilitate e hanno collaborato affinché potessimo vivere insieme questi giorni, così come le persone che ci hanno accompagnato attraverso i mezzi di comunicazione. Mi avevano detto che, anche se l’Uruguay è un Paese relativamente piccolo, il suo popolo ha un cuore generoso ed è capace di grandi cose. Ciò è stato evidente durante questi giorni. Avete preparato tutto molto bene. Grazie di cuore!

Abbiamo condiviso festosamente la gioia della fede in Cristo, e siamo testimoni che questa gioia è aumentata in ogni giornata. Ciò che abbiamo vissuto a Montevideo, a Paysandú e qui, a Florida, si irradia al resto del Paese e del mondo. Così è la matematica della fede: ciò che abbiamo ricevuto e offriamo gratuitamente, con la grazia di Dio, si moltiplica, apre orizzonti e arricchisce le nostre vite, dando loro un senso nuovo. Cari fratelli e sorelle dell’Uruguay: continuate a moltiplicare la fede, la speranza e la carità, continuate a vivere e annunciare la gioia che scaturisce dall’incontro con il nostro Signore Gesù Cristo, e ne trarrete come risultato una vita piena e feconda.

Per intercessione della Vergine dei Trentatré, chiedo a Dio di benedire il popolo uruguaiano e di guidarlo su sentieri di unità e di pace. Vi porto nel mio cuore e vi chiedo di continuare ad accompagnarmi con le vostre preghiere. Grazie Uruguay!