Celebrazione eucaristica – Commemorazione di tutti i fedeli defunti (2 novembre 2026)

Cari fratelli e sorelle,

ci siamo radunati a celebrare l’Eucaristia in questo luogo di preghiera e di memoria, di affetto e di speranza. La offriamo in suffragio dei fedeli defunti, in particolare di quanti qui riposano e di coloro che ciascuno di noi porta nel cuore.

Commemorare i fedeli defunti all’indomani della Solennità di tutti i Santi orienta questa nostra preghiera. Ci rivolgiamo al Padre del cielo affinché la vita della santità e della beatitudine, che già godono tanti suoi figli e figlie, avvolga l’anima di quanti dormono il sonno della pace.

La nostra fede è illuminata dalla Parola che è stata proclamata e che arricchisce la nostra confidenza nelle mani di Dio. Esse – ci ricorda il Libro della Sapienza – sono capaci di custodire efficacemente le anime dei giusti: «nessun tormento li toccherà» (Sap 3,1). Questa è la promessa di salvezza, che specialmente in questo giorno diventa il cuore della supplica che eleviamo al Signore della vita per tutti i fedeli defunti.

Le sue mani paterne e sicure li custodiscano in eterno, così che possano godere pienamente di quell’appartenenza reciproca e vitale che il Signore promette al suo popolo nel Libro dell’Apocalisse: «Essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio (Ap 21,3). La nostra preghiera intercede affinché si realizzi questa comunione eterna di vita, promessa dal Buon Pastore alle sue pecore che non andranno perdute in eterno e che nessuno strapperà dalla sua mano (cfr Gv 10,28).

Carissimi, abbiamo ascoltato il Vangelo delle Beatitudini (Mt 5,1-12). Esse sono come l’autoritratto di Gesù, che Lui stesso rende disponibile ai suoi discepoli, proclamando: «Beati voi!» (v. 11). Le Beatitudini sono la via della vita piena e compiuta, già ora e per l’eternità. Quando noi le sentiamo proclamare nella Liturgia – lo sappiamo –, è il Signore Risorto che ci parla. E questo annuncio di salvezza che sono le Beatitudini risuona con particolare forza spirituale in un cimitero, che è come una soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, tra l’esistenza terrena e l’oltre che ci attende. Gesù Risorto ci dice: beati coloro che vivono secondo questa via, perché di essi è il regno dei cieli.

Tra le otto Beatitudini del Vangelo di Matteo ce n’è una che oggi ci tocca in modo particolare: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» (Mt 5,4). In questo momento vogliamo pregare per quanti hanno perso da poco una persona cara; in particolare per coloro ai quali l’ha strappata l’assurda violenza della guerra. Possano le lacrime di tante madri, di tanti bambini, di tanti anziani toccare le coscienze di chi ha potere di far tacere le armi!

Nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, viene spontaneo ricordare la “beatitudine” che egli aggiunse al Cantico delle creature, quando capì che era vicina la sua fine: «Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, / dalla quale nullo omo vivente può scappare: / guai a quelli che morranno ne le peccata mortali; / beati quelli che troverà ne le tue santissime voluntati, / ka la morte secunda no ‘l farà male».

Cari fratelli e sorelle, la fede in Cristo ci dice che il nostro legame con i fedeli defunti non è interrotto, ma trasformato. Con la preghiera di suffragio accompagniamo i nostri cari verso la comunione piena con il Signore, quella comunione che realmente pregustiamo già qui, nel Sacramento dell’Eucaristia. Animati da questa fede piena di speranza, proseguiamo il nostro cammino terreno, in attesa del giorno in cui Egli asciugherà ogni lacrima, quando «non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Ap 21,4).