Celebrazione eucaristica per l’inaugurazione dell’Anno Accademico delle Università Pontificie (8 ottobre 2026)

Cari fratelli e sorelle,

celebriamo oggi l’Eucaristia invocando il dono dello Spirito Santo, affinché l’inizio di un nuovo anno accademico nelle Università Pontificie sia più di una semplice ripresa delle attività di studio e di ricerca. Desideriamo aprire l’intelligenza e le relazioni educative al soffio creatore del Risorto, che dona pace e unità, per assumere ciascuno il proprio compito e rispondere così a Dio che chiama e a un’umanità in attesa. Sia, dunque, questo nuovo inizio un vero momento ecclesiale, in cui l’esserci radunati attorno alla mensa del Signore alimenti la nostra comune missione. Nessuno, allora, insegnerà, studierà, ricercherà solo per sé stesso, ma con gli altri, per gli altri e soprattutto con il Signore e per il Signore. Come abbiamo ascoltato dalla Lettera ai Galati, infatti, l’intelligenza è determinante per la fede e la missione.

L’apostolo Paolo, preoccupato per le notizie ricevute dalle comunità della Galazia, scrive parole che invitano i destinatari della Lettera a pensare. Il tono è vibrante, acceso, ma quello che potrebbe apparire un rimprovero è in realtà un appello all’intelligenza, alla memoria, al senso critico. In ogni epoca non mancano falsi maestri che volgono ai propri interessi il sentimento religioso di non pochi credenti, spingendoli spesso a radicalizzare qualche aspetto dell’insegnamento ricevuto a discapito dell’intero, che è Cristo e il suo Vangelo.

Carissimi, stimate lo studio come servizio alla fede e alla verità: per il bene vostro e di tanti fratelli e sorelle per i quali il Signore ha dato la sua vita. Sebbene, infatti, l’incontro con Lui generi gioia ed entusiasmo, mai si tratta di un venire “ammaliati” o “incantati” (cfr Gal 3,1). La ragione, il porsi e porre domande, alla luce della Parola di Dio e della Tradizione della Chiesa sono parte essenziale del cammino di fede alla sequela di Gesù Cristo. La Chiesa ha per ciò stesso il desiderio e la responsabilità di custodire integro il tesoro della Rivelazione e di svilupparne nei diversi contesti l’intelligenza orante, la riflessione scientifica, la mediazione culturale, la traduzione pratica. Sono, queste, tutte espressioni di un unico amore, che oggi vi chiama, vi sostiene e vi impegna nella comune ricerca. È una missione! Diverse sono le nostre vocazioni, ma unica è la missione.

Troviamo poi un ulteriore suggerimento nelle parole dell’Apostolo. Egli, infatti, invita i Galati a ricordare da dove avevano cominciato. Scrive: «Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano?» (Gal 3,3-4). L’intelligenza, quindi, deve fare memoria: non semplicemente accostando dati, come un algoritmo fa ormai più rapidamente di noi, ma ricordando le esperienze vissute, con le risonanze che solo l’animo umano può provare, ed entrando più intensamente in contatto con la loro bontà. Tutto ciò che è buono inizia “nel segno dello Spirito Santo” e ha, dunque, un respiro, un dinamismo, un senso di comunione che, una volta sperimentati, si imprimono nel cuore. La routine, le ambizioni, le rivalità e altri fattori negativi possono col tempo distrarre attenzione ed energia, lasciando inariditi e fiacchi, litigiosi e tristi. Occorre allora ritornare al cuore. Lì tutto è cominciato, lì è l’inizio che rimane con noi. Carissimi, custodite il cuore! Che siate studenti, ricercatori o docenti, custodite il cuore, perché ogni età e responsabilità siano vissute “nel segno dello Spirito”.

Carissimi, in università coltivate l’amicizia, dono prezioso, tanto più quando è vissuta nella comune ricerca della verità in Cristo. Mantenetevi radicati nel popolo di Dio, stimatene il sensus fidei, accoglietene le domande. E non dimenticatevi dei poveri, che a volte sono quell’amico importuno, che viene a bussare di notte (cfr Lc 11,5-13). Portate la vita nello studio e lo studio nella vita, secondo la logica dell’Incarnazione, fuori dalla quale tace la Rivelazione. Sì, più ci allontaniamo dalla realtà intera che il Figlio di Dio ha assunto e abitato con infinito amore, meno avremo qualcosa da dire e possibilità di capire. Sorelle, fratelli, ascoltiamo il desiderio di Dio che oggi torna a bussare e portiamolo nella ricerca scientifica. Condividiamo ciò che ci nutre. Sono molti a non avere le stesse opportunità formative che noi abbiamo ricevuto. Apriamo la porta, non chiudiamoci.

Come ho suggerito nella mia prima Enciclica, siamo oggi chiamati ad assumere l’atteggiamento del popolo al tempo di Neemia, per costruire la città che Dio desidera abitare con l’intera umanità nella pace (cfr Lett. enc. Magnifica humanitas, 8). Ognuno ha il suo compito in questo cantiere, nel quale è importante lavorare insieme. Ad esempio, chi fa i conti con la frammentazione del sapere e con l’impatto delle nuove tecnologie sulla mente umana si accorge che «occorre promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato; senza questi elementi la libertà interiore può risultare compromessa» (ibid., 146).

Lo studio della Teologia non è estraneo a queste sfide, ma nel cantiere della “città di Dio” la sua ricerca contribuisce a illuminare il lavoro di tutti, ponendosi come crocevia dei diversi saperi. In particolare, la Comunità ecclesiale che è a Roma, con la sua vocazione a servire l’intera cattolicità, è punto di incontro, di confronto e di reciproco arricchimento fra sensibilità, culture e tradizioni diverse, nelle quali il Vangelo dischiude i suoi inesauribili tesori.

Cari fratelli e sorelle, che possiate vivere con pienezza questi vostri anni romani. Non lasciateli passare invano! Qui Pietro ha confessato la sua fede fino al martirio. Qui Paolo, il grande traduttore universale dell’esperienza cristiana per tanti popoli, lingue e culture, ha terminato la sua corsa conservando la fede (cfr 2Tm 4,7). In università, guardatevi intorno: nelle vostre aule siede il mondo. Accanto a voi studiano persone provenienti dall’Africa, dall’Asia, dall’America, dall’Europa e dall’Oceania. Non limitatevi a sedervi accanto: incontratevi, parlatevi, ascoltatevi, raccontatevi le vostre esperienze di Chiesa, pregate insieme, condividete momenti di svago, fate nascere amicizie che vi accompagneranno per tutta la vita.

Il Signore ci ha detto: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto» (Lc 11,9-10). Forti di questa promessa, perseveriamo uniti nella preghiera. Affidiamo il nuovo anno accademico alla materna intercessione della Vergine Maria, Sede della Sapienza, e accogliamo lo Spirito Santo che il Padre nostro celeste non fa mancare a coloro che lo chiedono con fiducia filiale.