Viaggio Apostolico in Francia: Visita al Centro di accompagnamento e integrazione sociale Maison Bakhita (26 settembre 2026)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Sono contento di iniziare con voi questa seconda giornata a Parigi, in una casa che testimonia a tutta la città che è possibile incontrarsi e vivere insieme nella dignità e nella pace. Ringrazio l’Arcidiocesi di Parigi, le Suore scalabriniane e tutti gli operatori e i volontari che fanno vivere questo luogo e sono a servizio di chi vi trova accoglienza, ascolto, formazione e amicizia. Rivolgo un “grazie” particolare a coloro che hanno condiviso la loro testimonianza.

Il nome del vostro Centro di accompagnamento e integrazione sociale, che fa riferimento a Santa Bakhita, ci stimola a riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella costruzione di una civiltà dell’amore, alternativa alla cultura che disgrega le comunità e rende malate di solitudine le città. La storia della Chiesa e dell’umanità, a ben vedere, non è scritta da chi sembra vincere, imponendosi e occupando lo spazio, ma da chi “fa spazio”, avvia processi di pace, genera fiducia e incoraggia alla vita. Non si tratta di semplici sentimenti, ma di decisioni e investimenti controcorrente, di cui comprendiamo sempre meglio rilievo pubblico e la promessa di futuro. Santa Bakhita ci impegna a vedere chi non è visto, a riscattare chi oggi l’economia e la cultura rendono schiavo, a onorare la dignità infinita di ogni fratello e sorella, nei quali Gesù stesso bussa alla nostra porta.

Carissimi, «la realtà è che i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo. Infatti, non è sufficiente limitarsi in modo generale a enunciare la dottrina dell’incarnazione di Dio; per entrare davvero in questo mistero, invece, bisogna specificare che il Signore si fa carne che ha fame, che ha sete, che è malata, carcerata» (Esort. ap. Dilexi te, 110). Il Cristo povero e crocifisso si lascia incontrare e amare in uomini e donne che ci chiamano a uscire da noi stessi e a osare la carità.

Sorelle e fratelli, l’intuizione più importante che ispira il vostro impegno riguarda lo scambio di doni che in ogni incontro si rinnova. Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare; nessuno è così ricco da non avere qualcosa da ricevere. C’è vita in abbondanza dove il limite di ciascuno si apre alla misteriosa presenza degli altri, nei quali è l’Altro per eccellenza, il Dio della vita, a farsi vicino. Questo non nega la fatica che il peccato ha introdotto nella storia, ma ci aiuta a non restarne prigionieri. Noi annunciamo che la redenzione è possibile, è iniziata, è in corso e ci coinvolge, come membra vive del Corpo di Cristo.

E non dimentichiamo che «non può l’occhio dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; oppure la testa ai piedi: “Non ho bisogno di voi”. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie» (1Cor 12,21-22). Sono parole di San Paolo ai cristiani di Corinto, una delle più ricche e dinamiche metropoli del suo tempo. Là il Vangelo era stato accolto da persone di diversa provenienza ed estrazione sociale, fra cui molti poveri e schiavi (cfr 1Cor 1,26-29), come alcuni di voi oggi. «Ma Dio – scrive ancora l’Apostolo – ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre» (1Cor 12,24-25). 

Vi ringrazio, dunque, del vostro lavoro, insieme a tutte le persone che, nella Francia intera, svolgono questo servizio in istituzioni simili. Continuate a testimoniare quella cura gli uni degli altri che, attraverso l’accoglienza fraterna, i percorsi formativi, il dialogo con la città, eleva lo spirito e umanizza il mondo. Intercedano per voi Santa Bakhita e i grandi testimoni della carità che hanno modellato la presenza della Chiesa in Francia, specialmente nelle epoche di travagliato cambiamento. Grazie! Il Signore vi benedica.